IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 325

l’antidoto. L'esaltazione del valore eleva e trasmuta; dissolve la realtà. L'esacerbazione della paura, invece, affonda nella materia e moltiplica l’incatenamento alle forme illusorie. Ecco perché i pastori di Borsippa mormoravano le loro preghiere a Enlil mentre, ipnotizzati dal terrore, contemplavano la cerimonia cainita. La mattina presto, quando Shamash, il Sole, si era appena svegliato, i tamburi e i flauti stavano già elettrizzando l'aria con il loro ritmo monotono e ululante. Nelle diverse terrazze della Torre, gli Iniziati danzavano sfrenatamente mentre ripetevano Kus, Kus incessantemente, invocando il Dio della Razza. Gli Ierofanti, nel numero di cinquanta, officiavano i riti antecedenti alla battaglia installati intorno all'enorme mandala labirintico costruito sul pavimento della torretta superiore con mosaici di lapislazzuli, replica esatta del labirinto alla base dello Ziggurat. In tutto il recinto il colore blu prevaleva mettendo in risalto con una luminosità intensa e scintillante il grande Smeraldo verde consacrato allo Spirito di Venere, la Dea che i Semiti chiamavano Ishtar e Sumeri Imnina o Ninharsag. Mentre gli Ierofanti rimanevano sotto il tetto della torretta superiore, all'esterno, nei corridoi laterali, il Re Nimrod ei suoi duecento arcieri si stavano preparando a morire. Il climax bellico era "in crescendo" man mano che le ore passavano. Verso mezzogiorno si poteva vedere un vapore ectoplasmatico color cenere che filtrava attraverso le colonne della torretta superiore e girava languidamente attorno a esse, avvolgendo i guerrieri imperturbabili con le sue volute capricciose. All'interno della torretta, il vapore copriva l'intero recinto ma non superava la cintura del più alto degli Ierofanti. La folla rimasta pietrificata osservando la cuspide dell'enorme Torre improvvisamente assistette, sbalordita, a un fenomeno di incarnazione del vapore. All'inizio solo pochi lo notarono, ma adesso era visibile a tutti: la nube assumeva forme definite che rimanevano un momento, per dissolversi e riformarsi di nuovo. Il principale "motivo" dei misteriosi rilievi del vapore erano essenzialmente figure di "Angeli". Angeli o Dei; ma anche Dee e bambini. E animali: cavalli, leoni, aquile, cani, ecc. E i carri da guerra. Era un intero Esercito Celeste quello che si materializzava nella nube di vapore e girava lentamente attorno alla torretta. E mentre passavano i carri da combattimento, tirati da briosi destrieri alati, gli Angeli Guerrieri incoraggiarono chiaramente Nimrod. E lo facevano anche le donne, ma è conveniente che ci fermiamo per un momento in Esse, perché la semplice contemplazione della loro bellezza iperborea è sufficiente per illuminare il cuore dell'uomo più passivo e farlo uscire dalle grinfie dell'Inganno. Oh, le donne iperboree! Così belle! Indossavano una gonna corta stretta in vita da una sottile corda dalla quale pendeva, sul fianco, il fodero di una spada graziosa e temibile. L'arco incrociato sul petto e, sulle spalle, la pesante faretra. Le trecce d'oro e d'argento di capelli che s’intuivano essere morbidi e leggeri come il vento. E i volti. Chi sarebbe in grado di descrivere quei Volti dimenticati, dopo millenni di inganno e decadenza; Volti che, tuttavia, sono incisi con il fuoco nell'anima del guerriero, quasi sempre senza che lui stesso lo sappia? Chi oserebbe parlare di quegli occhi scintillanti di freddo coraggio che istigano irresistibilmente a lottare per lo Spirito, per ritornare all'Origine, occhi d'acciaio il cui sguardo temprerà lo Spirito fino all’istante anteriore al combattimento ma che, dopo il combattimento, miracolosamente, saranno come un balsamo di gelido Amore che guarirà ogni ferita, che calmerà ogni dolore, che resusciterà eternamente l'Eroe, colui che rimane tenacemente sul Sentiero del Ritorno all’Origine? E chi, infine, oserebbe menzionare i loro sorrisi primordiali davanti ai quali tutti i gesti umani impallidiscono; di fronte al suo suono cantato si estinguono la musica e le voci della terra; risate trasmutatrici che non potrebbero mai risuonare tra la miseria e l'inganno della realtà materiale e che, pertanto,