IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 324
o "fanatico", ma anche ingenuo, "come un bambino", o come Parsifal il pazzo puro della
leggenda arturiana.
Finalizzata la costruzione dello Ziggurat, furono inviati messaggeri nelle restanti
città e villaggi Cassiti poiché il loro Regno includeva Ninive e altre città più piccole, così
come ai numerosi accampamenti del nord che arrivavano fino al lago Van e
raggiungevano persino le pendici dell’Ararat. Migliaia di Ambasciatori stavano arrivando a
Borsippa per apprezzare la Torre di Nimrod e rendere omaggio a Ishtar la Dea di Venere
e a Kus il loro Dio razziale, marito di Ishtar. Venivano anche dal Sud, da Babilonia che
avevano appena conquistato, un piccolo numero dei loro cugini Ittiti, insieme ai quali i
Cassiti erano partiti molti decenni prima, dal Caucaso.
Tutto era stato preparato per il solstizio d'estate, il giorno in cui Chang Shambalá
è "più vicino" al nostro piano fisico. Quel giorno la città di Borsippa si riunì sotto il grande
Ziggurat e un contrasto di emozioni si scorgeva su tutti i volti. Gli invasori Cassiti,
cacciatori e agricoltori, cioè, Cainiti, dimostravano apertamente la loro allegria selvaggia
nel culminare in un compito che li aveva assorbiti per diverse generazioni. E in quella
furiosa allegria, pulsava il desiderio per il combattimento prossimo. Un antico proverbio
ariano dice: "la furia del guerriero è sacra quando la sua causa è giusta". Ma se quella
sete di giustizia lo porta ad affrontare un nemico mille volte più grande, allora
necessariamente deve accadere un miracolo, una mutazione della natura umana che lo
porti oltre i limiti materiali, fuori dal Karma e dall'Eterno Ritorno. Leonida alle Termofili già
non è umano. Sarà un Eroe, un Titano, un Dio, però mai un uomo comune. Per questo il
Popolo di Nimrod pervaso dalla sua furia santa sentiva prossima la mutazione collettiva; si
sentiva elevato e vedeva dissolversi la realtà ingannevole del Demiurgo Enlil. Bollivano di
coraggio e così purificavano drasticamente il loro sangue. E quel Sangue Puro, ribollente
di furia e valore, quando si raduna nelle tempie, porta il Ricordo dell’Origine e fa sfilare
davanti alla vista interiore immagini primordiali. Sottrae, in una parola, dalla miserabile
realtà del mondo e trasporta alla vera essenza spirituale dell'uomo. In queste circostanze
magiche non è strano che un intero popolo ottenga l'immortalità de Valhalla.
In contrasto con questa euforia guerriera, c'era una terribile angoscia ritratta sui
volti di molti cittadini. Erano quelli che costituivano la primitiva popolazione di khabiri di
Borsippa, pastori e mercanti, che adoravano da sempre il Demiurgo Enlil.
Secondo le loro tradizioni, Jehovà Satanàs s aveva preferito il pastore Abele e
disprezzata il contadino Caino, cosa che è coerente dal momento che "il pastore è l'ufficio
dell'uomo animale", figlio di Jehovà, come insegna la Saggezza Iperborea. Per questi
motivi sperimentavano un profondo odio contro il Re Nimrod e gli iniziati Cainiti. Un odio
come solo i vigliacchi possono provare, quelli che, in tutto simile ai montoni e alle pecore
che pascolano, si definiscono "pastori". L'odio per il guerriero è quello che travestito
ipocritamente esalta le "virtù" del sentimentalismo, della carità, della fraternità,
dell'uguaglianza e di altre menzogne che si conoscono molto bene per soffrire in questa
civiltà di pastori nella quale ci ha fatto sprofondare il cristianesimo ebraico della
Sinarchia. E quest'odio, che sto considerando, emerge ed è nutrito da una fonte chiamata
paura.
Paura e Valore: ecco qui i due opposti. Abbiamo già visto il potere trasmutatore
del coraggio e del valore, la cui espressione è il Furore del Guerriero. La paura, d'altra
parte, si esprime attraverso l'odio codardo e raffinato, quello che dopo molteplici
distillazioni produce l’invidia, il risentimento, la calunnia e qualunque tipo di sentimenti
insidiosi. La paura è infatti un veleno per la purezza del sangue come il valore ne è