IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 272

per: primo, risvegliarsi; secondo, orientarsi. Tale modo è quello che viene recentemente chiamato "Via dell'Opposizione Strategica" e questo include, necessariamente, l'uso delle Vrune e il principio del recinto. Nell'allegoria, la seconda parte del messaggio era piuttosto estesa perché si riferiva anche alle "altre vie" di liberazione che possono "aprire" il Mistero dell’A-mort. Ma il prigioniero ha trovato la chiave nell'Anello Nuziale e questo significa, analogicamente, che ha deciso per la Via dell'Opposizione Strategica. Il messaggio lo ha raggiunto "per via acustica", cioè, in forma gnostica, e, prendendo coscienza del suo contenuto, attraverso la chiave rivelata, trova nella cella un anello, che consente di aprire l'uscita segreta. La "cella", secondo l'argomento 4, è analoga alla sfera d'ombra. Ma, come substrato della sfera d'ombra, esiste la struttura culturale: un anello "dissimulato" sul pavimento della cella corrisponde senza dubbio a un principio matematico, a un simbolo archetipico integrato, "mascherato", nello schema di una Relazione. L'allegoria ci consente di capire, quindi, che gli Dei Liberatori con il loro messaggio carismatico, scoprono un principio matematico rimasto incosciente nella struttura culturale, che denominiamo "Principio del Recinto". Quindi: - 10 – c – "L’Anello" nella cella del prigioniero è analogo "al Principio del Recinto", principio matematico, o Archetipo collettivo che era rimasto incosciente nell’uomo addormentato e che il messaggio degli Dei Liberatori rivela. Ho dimostrato, giorni fa, che nel processo mentale che dà origine "all'idea scientifica" di un fenomeno concorrono elementi da due fonti principali: "i principi matematici" e "le premesse culturali preminenti". Questo si verifica principalmente quando si formula una "legge della natura", che spiega il comportamento di un fenomeno che stabilisce relazioni causali tra aspetti dello stesso. Farò un esempio semplice: si vuole "misurare" il lato di un poliedro regolare. Qui il fenomeno è un corpo con una forma regolare di poliedro, cioè, un "ente fenomenico". Per questo scopo si prende il "righello graduato", cioè, una superficie piana su cui sono registrate le unità di lunghezza e di cui siamo sicuri che uno dei suoi lati è perfettamente retto. Si fa corrisponde lo zero del righello con il "principio" del lato che stiamo per misurare. Si osserva ora che la "fine" del lato coincide con il numero cinque del righello e si potrà affermare senza dubbio che "nel poliedro, il lato misura cinque centimetri". Ha eseguito, come si vedrà, una serie di operazioni soggettive le cui conclusioni, tuttavia, possono essere confermate da altri osservatori; questa possibilità di verificazione è ciò che dà il peso di "legge della natura" al fatto menzionato. Ma succede che nel righello, che si crede numerato, ci sono in realtà segni incisi che rappresentano numeri, non numeri in se stessi. I numeri sono principi matematici propri della struttura culturale, cioè elementi soggettivi, che intervengono nell'atto di "riconoscere che il limite del lato coincide con il segno 5 ". Se si dice "misura cinque centimetri" si sta realizzando l’affermazione di una qualità empirica: "c'è una proporzione (cioè, una relazione matematica) tra la lunghezza del lato del poliedro e la lunghezza del meridiano terrestre". Questa proporzione è fissa o costante (= 5 cm.) e costituisce una "relazione tra aspetti di un fenomeno", cioè una "legge della natura". Il centimetro equivale alla centesima parte di un metro e questo alla dieci milionesima parte di un quarto del meridiano terrestre. L'ente fenomenico apparve