IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 252

liscivia umana e la custodivano segretamente come il bene più prezioso; XIII - Credevano fermamente che la liscivia aveva il potere di lavare l'unzione dei sacramenti cristiani: secondo quanto confessavano, mediante quella liscivia avrebbe annullato gli effetti del battesimo e della comunione, che consideravano "congiuri della Croce", etc. Fin dall'inizio i Domini Canis decisero di distinguere tra "Templario" e "Golen". Nel Medioevo era normale che un imputato fosse assolto in un processo per eresia se confessava spontaneamente, si pentiva e accettava i sacramenti cristiani; nel processo ai Templari questa possibilità fu offerta ripetutamente e molti accettarono di confessare ciò che sapevano. Tuttavia, i Domini Canis non erano disposti a permettere ai Golen di liberarsi della trappola: per Loro, che non avevano mai perdonato, non ci sarebbe stato alcun perdono; solo i "Templari", cioè i Cavalieri non iniziati nel Culto di Baphomet, avrebbero avuto l'opportunità di salvare le loro vite in cambio della loro testimonianza. Così fu possibile raccogliere una quantità schiacciante di prove contro i Golen dell'Ordine, con il contributo dei loro stessi membri, eretici confessi e pentiti. E allora il processo divenne irreversibile, dal momento che né il Papa né nessun altro avrebbe potuto salvare l'Ordine una volta il popolo e la Chiesa avessero conosciuto le loro eresie e aberrazioni: la Strategia di Filippo il Bello e il Circulus Domini Canis aveva trionfato, ora definitivamente, sui piani della Fratellanza Bianca; i Golen non sospettarono la commedia rappresentata da Clemente V finché non fu troppo tardi; l'Ordine del Tempio, responsabile della fondazione della Sinarchia Universale, sarebbe stato distrutto. Così, i Golen dell’Ordine dei Templari furono sterminati senza pietà, ricevendo sulla propria carne la medicina così in tante occasioni amministrarono ai sostenitori del Patto di Sangue: ironia della sorte, il Tribunale dell'Inquisizione, che usarono per giustiziare i Catari, ora li condannava senza appello a morire sul rogo: come l'arte marziale del ju- jitsu, il Nemico aveva usato la loro stessa forza per sconfiggerli. I Golen non avrebbero mai dimenticato il processo ai Templari. Soprattutto a essere ricordata sarebbe stata la data del 10 maggio 1310: quel giorno, in occasione del Consiglio di Senz, la cui sede vescovile era guidata da Philippe de Marigny, fratello di Enguerrando furono bruciati a fuoco lento 56 Cavalieri Templari, il fiore e la crema della Gerarchia Golen. Dal giorno in cui i Signori della Tharsis incendiarono il Bosco Sacro, facendo perire i 20 di Cartagine, il Golen non avevano avuto un giorno tanto fatidico come quel 10 di maggio. Ognuno ammanettato di spalle a un palo robusto, i cinquanta Golen di Senz formavano una lunga fila di condannati, una processione di spettri marciando verso l’inferno; ai piedi di ogni palo, legna accatastata augurava la prossima fine dei Sacerdoti del Dio Uno. Prima che i fratelli minori lanciassero la torcia accesa, un cavaliere del Re Filippo, un monaco guerriero di alcuna Ordine sconosciuta, si avvicinò agli eretici e pronunciò a bassa voce alcune parole, che i presenti presero come una pietosa preghiera. Tuttavia, sentendola, il volto dei Golen si decomponeva dall’odio, e alcuni scoppiavano gridando atroci maledizioni: quelle parole dicevano semplicemente: - Per Navutan e il