IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 201

causato danni irreparabili all'unità politica europea e lasciato in Italia un partito ghibellino fortemente consolidato che non si sarebbe sottomesso facilmente all'autorità papale. Bisogna notare che l'odio che i Golen stavano provando in quel momento per la Casa di Svevia era superato solo dall'odio che avevano sentito per millenni nei confronti della Casa di Tharsis: quella Stirpe, come questa, avevano giurato di distruggerla senza pietà. Innocenzo III e i seguenti Papi decisero di privare gli Hohenstaufen di tutti i loro diritti sull'Italia, cioè su Roma, Napoli e Sicilia, e impediscono a qualsiasi membro di quella Casa di accedere al trono imperiale. A Federico II succede il figlio Corrado IV, prontamente scomunicato da Innocenzo IV, morì nel 1253, lasciando come erede il suo unico figlio, il piccolo Corradino, nato nel 1252. Come tutore del bambino, governa la Sicilia Manfredi, figlio naturale di Federico II. Eccellente generale, questo Re continuò la guerra condotta da suo padre contro il papato Golen: ricevette tre scomuniche da Urbano IV, un'arma terribile del tempo ma che non intaccò il potente esercito saraceno che si era formato. Manfredi vince ovunque e minaccia di concludere l'opera di purificazione di Federico II; e per la disgrazia di Urbano IV, fa sposare sua figlia Costanza con il piccolo Pietro di Aragona, cioè con il futuro Re Pietro III il Grande. È in questo momento che i Golen decidono di effettuare una manovra ambiziosa, che inizialmente avrebbe avuto successo, ma che alla fine, avrebbe provocatola rovina dei loro piani: cercano di sostituire la Casa di Svevia di Germania con la Casa dei Capeto di Francia nel ruolo di esecutore dei piani Fratellanza Blanca. Nonostante ciò che si dica, il piano non era assurdo perché, particolarmente rafforzati, ma a sua volta divisi dal carattere feudale dei loro Stati, i Nobili Signori germanici potevano essere facilmente indeboliti nelle loro aspirazioni imperiali; infatti l'Interregno, l'attuale periodo in cui non esisteva un accordo per eleggere il Re di Germania, poteva essere mantenuto indefinitamente. Sarebbe stata questa, quindi, l'occasione per sostenere il Re di Francia e assegnargli il ruolo che una volta era stato affidato a Federico II. Ma i Golen non pensavano in questo Re Luigi IX, dalla personalità forte e ingombrante, ma nel suo successore Filippo III, debole e facilmente influenzabile dai chierici della sua corte. Quando Urbano IV offre il trono di Sicilia a Luigi IX, il Re di Francia non lo accetta perché considera legittimi i diritti della Casa di Svevia a: chi sì accetta è suo fratello Carlo d'Angiò, Conte di Provenza. Questo Cavaliere, eroe delle Crociate, vuole essere Re come i suoi fratelli e accetta di diventare un boia della Casa di Svevia. Con il suo intervento negli affari d'Italia, i Golen riescono a coinvolgere la Francia nella sua politica teocratica e si preparano a ripristinare il potere del papato secondo la concezione di Gregorio VII e Innocenzo III: in seguito verrà, suppongono, il Governo Mondiale e la Sinarchia del Popolo Eletto. Secondo l'organizzazione feudale dei Provenzali, i Signori potevano cedere le loro truppe solo per quaranta giorni, e a condizione di non trasportarle troppo lontano. Non