12 TIS n. 430 MAGGIO 2026 I www. infoimpianti. it
L’ ESPERTO RISPONDE
DOMANDE APERTE
SCAMBIATORI DI CALORE
Se gli evaporatori allagati sono più efficienti di quelli ad espansione secca, perché non vengono usati in maniera diffusa?
Nonostante abbia un’ efficienza superiore, l’ evaporatore allagato presenta delle sfide progettuali che ne limitano l’ uso ai grandi impianti industriali( ad esempio, chiller di grande potenza oppure impianti ad ammoniaca). La prima problematica da risolvere è relativa al ritorno dell’ olio al compressore. In un sistema allagato, l’ olio tende a depositarsi sul fondo dell’ evaporatore mescolandosi al liquido. Questo, in certi casi, richiede contromisure particolari per riportarlo al compressore e fare in modo che non ristagni permanentemente nello scambiatore.
UNITÀ DI MISURA
Il pollice e il piede a quanti centimetri corrispondono?
In secondo luogo richiede un separatore di liquido voluminoso a valle dello scambiatore per separare il gas dal liquido ed evitare che il liquido arrivi al compressore. Tale liquido deve essere riportato all’ ingresso dell’ evaporatore e quindi richiede una particolare circuitazione. Infine, comporta una carica maggiore di refrigerante rispetto un evaporatore ad espansione secca. Serve molto più fluido frigorifero per“ allagare” il sistema, il che è un problema economico e ambientale( specialmente con i nuovi limiti del regolamento F-Gas).
IMPIANTI E“ VICINI DI CASA”
Il posizionamento di una pompa di calore all’ esterno deve rispettare delle distanze dal vicinato?
Una sentenza del Tribunale di Genova( n. 1624 / 2025) pone un importante freno alla libertà di installazione delle tecnologie“ green”, stabilendo che l’ innovazione energetica non può scavalcare le norme di vicinato poste a tutela della sicurezza. Il nucleo della sentenza afferma che le pompe di calore sono equiparate a veri e propri impianti tecnologici soggetti alle distanze legali. Nonostante siano simboli di efficienza energetica, la loro installazione deve rispettare i confini tra proprietà, specialmente se il loro funzionamento implica l’ uso di sostanze potenzialmente rischiose. La sentenza nasce da una disputa tra due vicini a causa di un’ unità esterna installata a pochi centimetri dal confine( meno di un metro), priva di autorizzazioni. I proprietari dell’ impianto sostenevano che, trattandosi di una tecnologia moderna, stagionale e a basso impatto, non vi fosse alcun pericolo per la proprietà confinante. L’ impianto conteneva 1,6 kg di gas refrigerante R410A. Sebbene non sia un gas infiammabile, la perizia tecnica( CTU) ha evidenziato rischi da non sottovalutare. Il Giudice ha basato la sua decisione non solo sul fastidio dei flussi d’ aria, ma sulla sicurezza oggettiva: in caso di guasto o esplosione accidentale, l’ estrema vicinanza al confine impedirebbe al gas di disperdersi in modo sicuro nell’ ambiente. Tale sentenza può essere estesa al caso delle pompe di calore contenenti gas infiammabili.
DUREZZA DELL’ ACQUA
La presenza dei sali incrostanti nell’ acqua che problemi può dare? Come si misura?
Il pollice e il piede sono unità di misura di lunghezza appartenenti al Sistema Imperiale Britannico e al sistema consuetudinario statunitense. A differenza del sistema metrico decimale( basato su multipli di 10), queste unità hanno una base duodecimale: infatti, 1 piede è composto esattamente da 12 pollici.
Il pollice( inch) ha come simbolo internazionale in oppure il doppio apice(“). Dal 1959, la misura è stata standardizzata a livello internazionale e corrisponde a 2,54 cm. Il piede ha come simbolo internazionale ft oppure l’ apice singolo(‘) e corrisponde a 30,48 cm.
Unità Simbolo Equivalente in Pollici Equivalente in Centimetri
Pollice in / " 1 2,54 cm
Piede ft / ' 12 30,48 cm
ENERGIA DAL SOLE
Che cosa si deve considerare per capire la qualità di un pannello fotovoltaico?
La qualità di un pannello fotovoltaico non si misura solo dalla potenza di picco che lo caratterizza ma dalla sua capacità di mantenere alte prestazioni nel tempo e di resistere agli stress ambientali. Tra i principali elementi qualificanti possiamo individuare l’ efficienza della cella e la tecnologia usata. Infatti, non tutte le celle in silicio sono uguali. Anche il coefficiente di temperatura è un elemento validante, anche se spesso viene trascurato. Tutti i pannelli perdono efficienza quando si scaldano. Un pannello standard perde circa lo 0,35 %- 0,40 % di potenza per ogni grado sopra i 25 ° C. Un pannello di alta qualità ha un coefficiente molto più basso( intorno allo 0,25 %- 0,29 %). Anche la degradazione è un fattore da non trascurare: la qualità si vede nel lungo periodo. I migliori produttori garantiscono che dopo 25 o 30 anni il pannello produrrà ancora almeno il 90-92 % della potenza iniziale( contro l’ 80-85 % dei modelli base) e, talvolta, forniscono specifiche garanzie in merito. Infine, la qualità dei materiali costruttivi. Oltre al silicio, è importante la qualità del vetro, del suo rivestimento e le caratteristiche della cornice.
L’ acqua che scorre nei nostri impianti non è mai solo un insieme puro di molecole di H2O. È un solvente naturale estremamente efficace che, nel suo percorso attraverso il sottosuolo e le rocce, discioglie e trasporta una complessa miscela di minerali. Tra questi, i protagonisti indiscussi dei fenomeni di degrado degli impianti termoidraulici sono i cosiddetti sali incrostanti. Questi composti, sebbene invisibili all’ occhio umano quando sono in soluzione, rappresentano una delle sfide ingegneristiche e manutentive più rilevanti per l’ edilizia moderna e l’ industria. La natura chimica dei sali incrostanti principali responsabili della formazione di incrostazioni sono i sali di calcio( Ca2 +) e magnesio( Mg2 +), in particolare sotto forma di bicarbonati. In condizioni di temperatura ambiente e pressione standard, questi sali rimangono in uno stato di equilibrio chimico, perfettamente disciolti nel fluido. Tuttavia, questo equilibrio è estremamente precario e dipende strettamente dalla temperatura. Quando l’ acqua viene riscaldata, avviene una reazione chimica di decomposizione termica: il bicarbonato di calcio, solubile, si trasforma in carbonato di calcio( CaCO3), che è invece insolubile. Questo processo porta alla precipitazione di cristalli solidi che tendono ad aggregarsi e ad aderire alle superfici metalliche o plastiche con cui entrano in contatto, dando origine a quello che comunemente chiamiamo calcare. L’ accumulo di calcare nel tempo non è solo un problema estetico, ma un processo degenerativo che colpisce l’ intero sistema di distribuzione e produzione di acqua calda sanitaria o riscaldamento. I principali problemi che si creano sono relativi alla compromissione della componentistica meccanica, strozzature e riduzione del flusso, diminuzione dell’ efficienza termica, surriscaldamento e rottura degli scambiatori. Per quantificare la capacità“ incrostante” di un’ acqua, si ricorre al parametro della durezza. Essa rappresenta la concentrazione totale di ioni calcio e magnesio presenti nel campione. Le normative vigenti( come la UNI 8065 in Italia) impongono spesso il trattamento dell’ acqua quando la durezza supera determinate soglie( solitamente i 15 ° f), specialmente in presenza di impianti di produzione di acqua calda sanitaria. Un’ acqua“ dura” o“ molto dura” non solo danneggia gli impianti, ma aumenta il consumo di detergenti( poiché il calcare neutralizza l’ azione del sapone) e peggiora la qualità del lavaggio dei tessuti e della pelle. La gestione della durezza dell’ acqua non è un optional manutentivo, ma una necessità per garantire la longevità degli impianti, il risparmio energetico e la tutela dell’ investimento tecnologico.
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