Il Corriere Termo Idro Sanitario Luglio 2026 | Seite 12

SPECIALE
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SPECIALE
TRATTAMENTO ACQUA

Evoluzione dei sistemi e dei prodotti per il trattamento dell’ acqua tecnica e potabile

DAGLI ANNI’ 80 IL TRATTAMENTO DELL’ ACQUA, SIA TECNICA SIA DESTINATA AL CONSUMO UMANO, È DIVENTATO ELEMENTO CENTRALE DEL SISTEMA IMPIANTISTICO RESIDENZIALE E TERZIARIO. L’ EVOLUZIONE NORMATIVA, LA DIFFUSIONE DI TECNOLOGIE INNOVATIVE E LA CRESCENTE ATTENZIONE A QUALITÀ E SICUREZZA SANITARIA HANNO TRASFORMATO RADICALMENTE APPROCCI, PRODOTTI E COMPETENZE RICHIESTE AGLI INSTALLATORI
Redazione TIS

Nel panorama impiantistico contemporaneo, la gestione dell’ acqua rappresenta uno degli aspetti più delicati e determinanti per il corretto funzionamento degli impianti termici e sanitari. Che si tratti di acqua tecnica contenuta nei circuiti di climatizzazione o di acqua potabile destinata al consumo umano, le sue caratteristiche chimico-fisiche incidono direttamente sull’ efficienza energetica, sulla durabilità dei componenti e sulla sicurezza dell’ intero sistema. Quella che oggi appare una consapevolezza acquisita è in realtà il risultato di un lungo percorso evolutivo. A partire dagli anni Ottanta, il trattamento dell’ acqua ha progressivamente assunto un ruolo sempre più centrale, fino a diventare elemento progettuale vero e proprio. Questo cambiamento è stato accompagnato dall’ evoluzione dei generatori, dalla diffusione di nuovi materiali e, soprattutto, da un quadro normativo via via più strutturato e stringente. Per l’ installatore termoidrosanitario, il mutamento è stato profondo: da semplice esecutore di impianti si è trasformato in una figura tecnica

Legionella: rischio e prevenzione

Il tema della legionella rappresenta uno degli esempi più emblematici di come sia cambiato l’ approccio alla gestione dell’ acqua negli impianti nel corso degli ultimi quarant’ anni. Fino agli anni Ottanta, la presenza di batteri negli impianti idrosanitari sembrava essere un problema sottovalutato nella pratica corrente: le conoscenze non erano adeguatamente diffuse, scarse le linee guida operative come pure la percezione del rischio associato agli impianti. L’ acqua potabile era considerata sicura all’ origine e non si teneva conto delle possibili alterazioni lungo le reti interne degli edifici. Anche in seguito a diversi casi documentati a livello internazionale, si è progressivamente sviluppata una maggiore consapevolezza del rischio legionella, soprattutto in ambiti sensibili come ospedali, alberghi e strutture collettive. Progressivamente, il tema entra stabilmente nel quadro normativo e tecnico, con la definizione di linee guida e procedure per la prevenzione e il controllo. Questo cambiamento ha portato a una revisione
Il trattamento dell’ acqua ha sempre avuto un posto di rilievo su TIS, fin dai primi numeri degli anni Ottanta( v. anche titoli di articoli nella pagina accanto)
tivo, più che preventivo. Anche sul versante dell’ acqua potabile la situazione era simile. La qualità veniva demandata quasi esclusivamente agli acquedotti, mentre all’ interno
profonda dei criteri progettuali degli impianti di acqua calda sanitaria. Si è iniziato a considerare determinante il controllo delle temperature, la riduzione dei ristagni, il corretto dimensionamento dei sistemi di accumulo e la gestione dei ricircoli. L’ attenzione si è progressivamente estesa anche alla scelta dei materiali e alla configurazione delle reti, per limitare la formazione di biofilm, ambiente ideale per la proliferazione batterica. Negli ultimi anni, l’ approccio alla prevenzione della legionella si è ulteriormente evoluto, integrando soluzioni tecnologiche e strategie gestionali. Accanto ai trattamenti termici tradizionali si sono diffuse tecnologie di disinfezione più avanzate, mentre il monitoraggio dei parametri e la manutenzione programmata sono diventati elementi fondamentali. In questo scenario, il ruolo dell’ installatore si è ampliato sensibilmente, richiedendo competenze specifiche non solo nella realizzazione dell’ impianto, ma anche nella sua gestione in sicurezza nel tempo.
chiamata a comprendere e gestire anche le problematiche legate alla qualità dell’ acqua, sia nei circuiti chiusi sia nelle reti di distribuzione sanitaria. Negli anni Ottanta il tema del trattamento dell’ acqua ha cominciato ad entrare nella consapevolezza dei tecnici, tanto negli impianti termici quanto in quelli destinati alla distribuzione di acqua potabile. Gli impianti di riscaldamento erano spesso realizzati con materiali come acciaio, ghisa, rame e caratterizzati da una certa robustezza. Tuttavia non erano esenti da fenomeni di incrostazione e corrosione, soprattutto all’ interno di tubazioni e scambiatori, con conseguente diminuzione dell’ efficacia dello scambio termico. D’ altra parte non sfuggiva l’ importanza della qualità dell’ acqua, ma non vi si dava adeguata importanza. In molti casi, il riempimento degli impianti avveniva generalmente con acqua di rete non trattata e le problematiche legate alla formazione di calcare o alla presenza di ossidi venivano affrontate solo quando emergevano in modo evidente, spesso a distanza di anni. L’ approccio era quindi essenzialmente reatdegli edifici( dal contatore in poi) si prestava scarsa attenzione alla distribuzione e alla possibile alterazione delle caratteristiche dell’ acqua lungo la rete interna degli edifici. Il trattamento a valle era raro e limitato a casi particolari, mentre fenomeni come ristagni, depositi o contaminazioni non erano ancora percepiti come criticità sistemiche. In generale, si può dire che in quel periodo cominciava appena ad affacciarsi una vera e propria“ cultura dell’ acqua” impiantistica. Le conoscenze esistevano certamente, ma non erano diffuse né applicate in modo sistematico e l’ esperienza dell’ installatore rimaneva il principale riferimento operativo.
ANNI’ 90: PIÙ CONSAPEVOLEZZE SU EFFICIENZA E QUALITÀ
Nel corso degli anni Novanta si assiste a una decisa affermazione della necessità di trattare l’ acqua, in parte dovuto anche alla crescente diffusione delle caldaie autonome e all’ aumento della sensibilità verso i consumi energetici. Il funzionamento degli impianti diventa più strettamente legato alle condizioni operative e iniziano a emergere con maggiore evidenza gli effetti negativi della
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