La copertina del numero 1 di TIS, uscito a gennaio del 1987, mentre il numero“ zero” è stato pubblicato a settembre del 1986 di cui riportiamo il colophon |
Nei primi anni’ 80 i sistemi idrosanitari erano ancora in larga parte basati sui metalli( rame, acciaio, ghisa …) per la realizzazione delle reti idriche di adduzione e scarico. È in questo decennio e soprattutto in quello successivo che si affiancano i polimeri, materiali plastici che vengono apprezzati per la facilità di lavorazione e installazione. Parallelamente si sviluppano sistemi di giunzione delle tubazioni adatti anche ai nuovi materiali, come i sistemi press fitting, termosaldatura ecc. Lo sviluppo tecnologico richiede un apparato normativo e legislativo che consenta agli operatori di progettare e realizzare impianti a regola d’ arte e dunque efficienti e sicuri. Un riferimento importante in tal senso è la famosa legge 46 / 90 che disciplinava tutti gli impianti presenti in un edificio, civile e non. Questa legge ha rappresentato una svolta nel settore impiantistico, introducendo |
regole rigide per garantire sicurezza, professionalità, tracciabilità e conformità degli impianti civili e richiedendo requisiti tecnico professionali per gli installatori. La 46 / 90 resterà il riferimento fino al riordino del DM 37 / 08. Nello stesso periodo si comincia ad avere coscienza della necessità di risparmiare sull’ utilizzo di acqua potabile. Le cassette di risciacquo wc, per esempio, tipicamente scaricavano 9 – 12 litri e già tra fine anni’ 80 e primi’ 90 l’ obiettivo progettuale diventa ridurre i volumi senza sacrificare l’ efficacia di trascinamento. L’ azione congiunta dei produttori di cassette e dei sanitari confluisce in sistemi idonei ma con un minore consumo di acqua, fino ad arrivare alle moderne soluzioni che scaricano solo 2- 4 litri. Particolari configurazioni permettono di scendere addirittura sotto i 2 litri, ma sono allo stato attuale sono delle eccezioni in applicazioni particolari( es. bagni per camper, ambienti pubblici ecc.). Negli anni’ 90 l’ elettronica arriva nell’ impiantistica idrosanitaria che comincia a utilizzare tecnologie già affermate in altri settori. Ad esempio, vengono immessi sul mercato i primi rubinetti elettronici con sensori a raggi infrarossi, anche in questo caso orientati al risparmio idrico e all’ utilizzo senza contatto( igienicità). Le applicazioni dell’ elettronica si estendono progressivamente alla regolazione della temperatura e della portata dell’ ACS, fino ad arrivare alle moderne smart toilet. Un’ altra applicazione di rilievo dell’ elettronica in ambito domotico riguarda il monitoraggio dei consumi di acqua, delle eventuali perdite e il controllo remoto tramite app.
ARRIVANO I SISTEMI PRESSFITTING
La tecnologia del pressfitting negli impianti idrosanitari ha iniziato a farsi strada a cavallo tra gli anni‘ 80 e’ 90( se pure la tecnologia era già nota), quando i produttori hanno introdotto i raccordi a pressare in acciaio inox e rame. Fino ad allora, le connessioni erano generalmente realizzate con brasatura, saldatura o filettatura, operazioni che richiedevano tempo, competenze specifiche e
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l’ uso di fiamme libere, con tutti i rischi e le complicazioni che ne derivavano. Il pressfitting nasce proprio per superare questi limiti: ridurre i tempi di installazione, aumentare la sicurezza in cantiere e garantire giunzioni affidabili anche in spazi ridotti. Dai raccordi per acciaio e rame si è passati a quelli per tubi multistrato, ampliando le applicazioni agli impianti idrosanitari, di riscaldamento e persino gas. Man mano, questa tecnologia è diventata uno standard, grazie alla disponibilità di raccordi per diversi materiali e diametri, alle certificazioni per acqua potabile e alle funzioni di sicurezza che permettono, per esempio, di individuare facilmente le giunzioni non pressate durante il collaudo. Oggi il pressfitting rappresenta una soluzione consolidata e largamente adottata. La sua affermazione si deve alla combinazione di rapidità di posa, affidabilità e sicurezza: caratteristiche che hanno innovato il modo di realizzare impianti idrosanitari.
CASSETTE DI RISCIACQUO A RISPARMIO IDRICO
A partire dalla metà degli anni Ottanta, anche in Italia si è iniziato a parlare seriamente di risparmio idrico nei bagni domestici e pubblici con la progressiva presa di coscienza della necessità di contenere l’ utilizzo delle risorse idriche. La spinta arrivò sia da campagne di sensibilizzazione sia dalle prime normative locali, che incoraggiavano l’ adozione di sistemi più efficienti. Il primo passo fu la riduzione del volume di scarico: le nuove cassette scesero a 9 litri, poi a 6 litri. Negli anni Novanta si diffuse il sistema a doppio tasto( dual-flush), che consentiva di scegliere tra due quantità d’ acqua, tipicamente 6 e 3 litri. Questa innovazione permise di ridurre drasticamente i consumi senza compromettere l’ efficacia del risciacquo, grazie anche alla disponibilità di vasi le cui configurazioni potessero garantire la corretta pulizia. Parallelamente, le aziende hanno investito nel design e nella tecnologia: cassette da incasso, pulsanti minimal, materiali resistenti e igienici. Man mano, la
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