PERSONALIZZARE A PARTIRE DALLA FILIERA
Dalla Fabbrica al Prodotto
in modo diverso, non è stato facile. Noi siamo un gruppo industriale importante e abbiamo dovuto strutturare una rete capace di supportarci e ragionare in modo diverso: un cambio di schema che ci ha permesso di gestire un processo quasi artigianale, dove ogni essenza, ogni venatura, ogni taglio diventa unico.
In che modo avete comunicato questa unicità? Raccontando il mobile come un abito su misura. I clienti erano affascinati dal sapere che quel particolare tranciato sarebbe stato utilizzato solo per loro, che le venature avrebbero seguito il volume del mobile in modo irripetibile. Era un linguaggio nuovo per il settore bagno, abituato a logiche molto più seriali.
RICCARDO GAVA Designer e Art Director di Ideagroup
PERSONALIZZARE A PARTIRE DALLA FILIERA
Per Ideagroup la personalizzazione non è una tendenza recente, ma una visione sviluppata con largo anticipo rispetto al mercato. Dalle parole di Riccardo Gava- Designer e Art Director del brand, infatti, emerge come il concetto di sartorialità coinvolga non solo il prodotto ma l ' intera filiera produttiva nel segno della contemporanea idea di benessere domestico quotidiano.
Le recenti proposte presentate da Ideagroup dimostrano chiaramente un approccio progettuale più sartoriale e attento alle esigenze di personalizzazione di architetti e clienti. Come ci siete arrivati? Per noi è un concetto nato parecchi anni fa, nel 2012, quando abbiamo introdotto nella collezione Cubik le essenze, allontanandoci dalla logica di prodotto industriale standardizzato. L’ idea era quella di creare un mobile costruito realmente attorno alle esigenze del cliente, partendo direttamente dal tranciato e non da semilavorati già pronti. Oggi può sembrare normale, ma allora era quasi una sfida culturale. Trovare una filiera capace di ragionare
Questa evoluzione ha cambiato anche il modo di produrre? Completamente. Se confrontiamo l’ azienda di quindici anni fa con quella di oggi sembra quasi un’ altra realtà. Sono cambiati i layout, la gestione dei magazzini, i flussi produttivi. Oggi gestiamo infinite micro-personalizzazioni. È molto più complesso, ma anche molto più stimolante.
La personalizzazione è ancora percepita come un lusso? Meno di un tempo. Se inizialmente la sartorialità rappresentava un lusso per pochi, legato a costi elevati e processi complessi, oggi coinvolge l’ intera stanza da bagno. Non si tratta più soltanto di scegliere un mobile, ma di costruire un ambiente coerente e personale, dove specchi, vasche, prodotti wellness, materiali e finiture dialogano armoniosamente. Il cliente dà ormai per scontata la possibilità di personalizzare ogni dettaglio, ricercando uno spazio che rifletta la propria identità anche sul piano emotivo. Le aziende si sono adeguate, ma chi, come noi, lavora da tempo con questa visione, conserva un vantaggio fatto di esperienza, credibilità e cultura dell’ artigianalità. Basti pensare ad alcune lavorazioni tridimensionali, come quelle che abbiamo presentato a Milano: richiedono competenze che sfiorano l’ alta manifattura.
L’ evoluzione del concetto di wellness ha a che fare con nuove aspettative, cambiamenti sociali, epoca storica? È un trend generazionale? Sì, è un’ evoluzione profonda, legata tanto ai cambiamenti sociali quanto al modo in cui oggi viviamo il tempo e gli spazi. Le persone cercano ambienti che le facciano stare bene, attraverso luce, colori, materiali e profumi, anche l ' ergonomia delle forme e la fruibilità di un ambiente sono importanti. È un’ attitudine che nasce anche dalle esperienze di viaggio, dagli hotel, dalle spa: frammenti di benessere che poi si desidera riportare nella quotidianità. Anche un dettaglio minimo può cambiare la percezione di uno spazio— un soffione diverso, una luce calibrata, una palette coerente. Oggi il bagno è diventato una piccola pausa dal mondo, e il progetto deve saper intercettare e tradurre questa esigenza.
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