LA SEMPLICITÀ COME MIGLIOR STRUMENTO DI PERSONALIZZAZIONE
Dalla Fabbrica al Prodotto
con possibilità di scegliere orientamento, dimensioni e perfino il posizionamento dello slot portasciugamani. Era la massima espressione della customizzazione.
Come evolve oggi questo concetto di sartorialità? Continua attraverso sistemi sempre più modulari e flessibili. Il nuovo Pypeline di Victor Vasilev è composto da elementi di 50 e 140 cm che possono essere combinati liberamente, in verticale o in orizzontale, creando configurazioni potenzialmente infinite. In fiera( al Salone del Mobile) abbiamo realizzato una composizione verticale alta 2,80 m, volutamente scenografica, per dimostrare come il termoarredo possa diventare l’ elemento architettonico di punta dell’ intero ambiente.
LA SEMPLICITÀ COME MIGLIOR STRUMENTO DI PERSONALIZZAZIONE
“ Per Antrax la sartorialità è un principio insito nel DNA aziendale”. Esordisce così Alberico Crosetta, AD del brand, per raccontare come modularità, customizzazione e ricerca formale abbiano trasformato il radiatore in una presenza discreta, ma identitaria. In grado di dialogare con materiali, luci e atmosfere del wellness contemporaneo su misura.
Da un su misura tecnico a un su misura estetico: si può sintetizzare così la storia del termoarredo Antrax? Da sempre Antrax IT lavora esclusivamente su produzione on demand: non abbiamo prodotti a magazzino e ogni radiatore viene realizzato in funzione delle richieste specifiche del progetto. Per noi la sartorialità non è una tendenza recente, ma un principio insito nel nostro DNA. La personalizzazione riguarda colori, dimensioni, attacchi, versioni elettriche o miste. Già oltre dieci anni fa avevamo presentato Serie T di Matteo Thun, uno dei primi radiatori realmente sartoriali: un prodotto configurabile al centimetro,
ALBERICO CROSETTA, AD di Antrax IT
In che modo modularità e personalizzazione cambiano il rapporto tra prodotto, architettura e wellness? Noi cerchiamo di creare prodotti per il progettista. Questo significa sviluppare oggetti riconoscibili, con una forte identità, ma mai predominanti rispetto allo spazio. Il prodotto deve valorizzare il progetto, non sovrastarlo. Un esempio è Lana di Michele De Lucchi: un radiatore dal design molto forte, quasi artistico, che lavora sulla texture e sulla modularità. Grazie alla possibilità di comporre gli elementi, il progettista può costruire un linguaggio personale. Anche Hashi di Piero Lissoni è formalmente uno scaldasalviette molto essenziale, ma presenta dettagli e proporzioni che lo rendono diverso da qualsiasi altro prodotto della categoria. Se accostato o ruotato di 180 gradi crea texture sempre differenti, trasformandosi quasi in una decorazione architettonica. È questo il nostro obiettivo: realizzare prodotti che siano strumenti progettuali e che consentano a ogni architetto di interpretare liberamente lo spazio.
Collaborare con designer come Victor Vasilev significa ridefinire anche il linguaggio emotivo del calore domestico? In qualche modo sì. Victor lavora su geometrie estremamente semplici e minimali, ma il suo talento sta nel renderle non banali. Pypeline, ad esempio, è un progetto nato dieci anni fa e rimasto a lungo nel cassetto. Oggi, però, il mondo bagno e wellness è cambiato e quel prodotto è diventato perfettamente attuale. La semplicità, se progettata bene, può diventare lo strumento della massima personalizzazione. Basta modificare una proporzione o un diametro perché cambi completamente la percezione dell’ oggetto. È una sensibilità che appartiene ai grandi designer.
Quanto conta il dialogo con i progettisti nello sviluppo dei vostri prodotti? Le collaborazioni con designer di alto profilo ci hanno permesso di sviluppare un know-how sia tecnico sia estetico. Tutti i progetti vengono sviluppati internamente, così da tradurre le intuizioni dei progettisti in prodotti coerenti con le esigenze dell’ architettura contemporanea e del mercato.
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