I Meccanismi d' azione dei Farmaci June. 2015 | Page 295
piuttosto nella sovrainfezione da epatite D in un soggetto già portatore di epatite B;
allora quasi sempre la malattia cronicizza ed è più grave tendendo verso la cirrosi
sicuramente in modo più frquente che nella sola epatite B. Inoltre è malattia che
risponde poco al trattamento: l'epatite B risponde bene al trattamento con IFN o con
lamivudina -farmaci attualmente in uso per il trattamento delle epatiti croniche-,
mentre l'epatite D risponde malissimo sia all'IFN che alla lamivudina per cui è
malattia sicuramente più grave. Per diagnosticare una sovrainfezione da epatite D si
chiedono l'AgD che può essere positivo in una breve fase di acuzie, le IgM e le IgG
contro l'AgD. Le IgM sono presenti nella fase acutissima, ma è importante anche solo
il riscontro di IgG perché nell'ambito dell'epatite B, quand'anche ci sia anche solo la
positivita per le IgG, vuole dire che c'è stata sovrainfezione da virus D.
Passiamo ora alla diagnosi di epatite C che è la prima causa di epatopatia cronica, di
cirrosi epatica, carcinoma ed altre complicanze data la frequenza. Spesso si fa
diagnosi di epatite C quando essa è ormai cronica perché solo il 5-10% si manifesta
in modo sintomatico con ittero. Quasi sempre il riscontro è casuale in occasione di
esami di routine ove si rilevano transaminasi aumentate. Successivamente si fanno i
marcatori specifici e si scopre la presenza di epatite C.
Il test più importante è quello che viene fatto di routine, comunemente quando il
malato presenta alterazioni delle transaminasi, cioè l'antiHCV che è un test RIA o
ELISA la cui positività è solo di tipo IgG (si ha anche un IgM per l'epatite C, ma non
è paragonabile alle IgM dell'epatite B o A, è IgM che si trova più frequentemente
nelle epatiti croniche che non nelle epatiti acute, quindi non è un marcatore di acuzie,
non è l'equivalente delle IgM per il core o per il virus dell'epatite A che permettono di
fare la diagnosi di epatite acuta; probabilmente è un marcatore di lesione che si
esprime nelle fasi floride della malattia cronica e può tornare positivo, ma non ha
importanza per la diagnosi di epatite acuta).
La diagnosi di epatite acuta C si fa valutando la sieroconversione dell'anti-HCV
perché quando arriva il malato può essere ancora anti-HCV negativo, mentre
successivamente durante il ricovero, perché itterico, dopo 15-20 giorni si ripete il test
che rileva una positività per l'anti-HCV.
Un altro modo per valutare l'acuzie della malattia è vedere come si comporta un altro
esame e cioè l'immunoblot o RIBA. Si ha la possibilità anche per l'epatite C di
mettere in evidenza gli Ab rivolti contro vari epitopi del virus dell'epatite C. A
seconda del comportamento di quest'attività anticorpale possiamo capire se si tratta di
epatite acuta dalla presenza di vari Ag (C22, C23, NS 3, NS4 Ag non strutturali). Se
in un malato l'immunoblot è positivo solo per il C22 e dopo alcuni giorni (15) si
positivizza anche il C33 e poi l'NS 4 si può pensare che si tratti di un'epatite acuta
dimostrata dalla positivizzazione in tempi diversi dell'immunoblot.
L'HCV-RNA dimostra che il virus circola e si moltiplica (stesso significato dell'HBVDNA), non è importante nella fase acuta della malattia, ma è fondamentale per la
valutazione della riacutizzazione o della diagnosi di epatite cronica C.
Questi marcatori (HBV-DNA e HCV-RNA) sono importanti per valutare l'andamento
della malattia in corso di trattamento con interferone: si valuta in tempi basali se il
virus si replica (= la malattia è in fase di acuzie) quando il malato viene messo in
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