I Meccanismi d' azione dei Farmaci June. 2015 | Page 199

e si trasformano in acidi penillici. Attualmente sono disponibili numerosi tipi di penicillina utili dal punto di vista terapeutico. Essi, in base alla loro origine, possono essere distinti in penicilline biosintetiche e penicilline semisintetiche. Le prime si ottengono per fermentazione aerobica di appropriati ceppi di Penicillum chrysogenum in presenza degli acidi precursori della catena laterale. L'antibiotico ottenuto si estrae dalla coltura con solventi come l'acetato di amile o di butile a pH acido e si riporta in soluzione acquosa tamponata e poi di nuovo come acido libero nel solvente organico. Il prodotto ottenuto, in forma di sale di sodio, di potassio o di una base organica, come la procaina, prima di essere utilizzato a scopo farmaceutico, è sterilizzato e liofilizzato. Si parla, invece, di penicillina semisintetica nel caso in cui, per produrla, si parta dall'acido 6-amminopenicillanico, ottenuto per scissione enzimatica o chimica della benzilpenicillina. L'acido è poi acetilato per ottenere la penicillina desiderata. Le penicilline agiscono come antibiotici inibendo la sintesi della parete cellulare delle cellule batteriche in fase di crescita. Infatti, essi interagiscono con l'enzima transpeptidasi, responsabile della reticolazione del peptidoglicano, un costituente della parete cellulare. Le cellule, prive così di parete, non sono più protette rispetto alla differenza di pressione osmotica fra il loro interno e il mezzo esterno e, quindi, si rompono. L'antibiotico non presenta, invece, nessun effetto sulle cellule quiescenti. La storia della penicillina costituisce un passaggio fondamentale nella comprensione del cambiamento di approccio che scienziati e studiosi hanno tenuto nell'affrontare il problema delle malattie infettive e del loro controllo. La scoperta che la causa di molte malattie infettive era da attribuirsi a diversi microrganismi aveva spostato l'attenzione di molti scienziati sull'immunità acquisita e sulla prevenzione come mezzo migliore di protezione da queste. L'interesse si incentrò, quindi, sul controllo di tali malattie attraverso lo sviluppo e l'utilizzo di vaccini e antisieri. Il primo a dare un approccio molto diverso alla ricerca sulle malattie infettive fu Paul Ehrlich (18541915). Egli propose che si potesse usare la chemioterapia (termine coniato dallo stesso scienziato) per combattere queste malattie, ossia che si potessero curare con l'utilizzo di un farmaco preciso, tossico per il microrganismo patogeno. La necessità di incrementare gli studi in campo immunologico e batteriologico fu resa sempre più forte dallo scoppio del primo conflitto mondiale e, quindi, dalla necessità di curare le infezioni diffuse tra i soldati in guerra. Tra gli scienziati che parteciparono attivamente a queste ricerche vi fu anche Alexander Fleming (1881-1955).Egli, infatti, negli anni antecedenti il conflitto mondiale, aveva lavorato nei laboratori batteriologici del St.Mary a Londra e quando lo staff si trasferì in Francia e istituì laboratori in ospedali da campo, per curare le infezioni dei soldati ,anche lui prese parte all'iniziativa. In tali circostanze venne a contatto con infezioni così gravi che lo spinsero a cercare dei composti chimici, seguendo la strada degli studi di Ehrlich, che permettessero di curarle. Ritornato dalla guerra, continuò i suoi studi a