I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 55

e prenda in mano, e getti alle lor corse, sotto una nuova lampada polare, altri Cigni, altri Aurighi, altre Grand’Orse; e li getti a cozzare, a naufragare, a seminare dei rottami sparsi del lor naufragio il loro etereo mare; e li getti a impietrarsi a consumarsi, fermi i lunghi millenni de’ millenni nell’impietrarsi, ed in un attimo arsi; all’infinito lor volo li impenni, anzi no, li abbandoni all’infinita loro caduta: a rimorir perenni: alla vita alla vita, anzi: alla vita! Io mi rivolgo al segno del Leone dond’arde il fuoco in che si muta un astro, alle Pleiadi, ai Carri, alle Corone, indifferenti al tacito disastro; ai tanti Soli, ai Soli bianchi, ai rossi Soli, lucenti appena come crune, ai lor pianeti, ignoti a noi, ma scossi dalla misteriosa ansia comune; a voi, a voi, girovaghe Comete che sapete le vie del ciel profondo; o Nebulose oscure, a voi che siete granai del cielo, ogni cui grano è un mondo: di là di voi, di là del firmamento, di là del più lontano ultimo Sole; io grido il lungo fievole lamento d’un fanciulletto che non può, non vuole