dormire! di questa anima fanciulla che non ci vuole, non ci sa morire! che chiuder gli occhi, e non veder più nulla, vuole sotto il chiaror dell’ avvenire!
morire, sì; ma che si viva ancora intorno al suo gran sonno, al suo profondo oblìo; per sempre, ov’ ella visse un’ ora; nella sua casa, nel suo dolce mondo:
anche, se questa Terra arsa, distrutto questo Sole, dall’ ultimo sfacelo un astro nuovo emerga, uno, tra tutto il polverìo del nostro vecchio cielo.
Così pensavo: e lo Zi Meo guardando ciò ch’ io guardava, mormorò tranquillo: « Stellato fisso: domattina piove ». Era andato alle porche il suo pensiero. Bene egli aveva sementato il grano nella polvere, all’ aspro; e San Martino avea tenuta per più dì la pioggia per non scoprire e portar via la seme. Ma era già durata assai la state di San Martino, e facea bono l’ acqua. E lo Zi Meo, sicuro di svegliarsi domani al rombo d’ una grande acquata, era contento, e andava a riposare, parlando di Chioccetta e di Mercanti, sopra le nuove spoglie di granturco, la cara vita cui nutrisce il pane.