I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 52

Tempo sarà che tu, Terra, percossa dall’urto d’una vagabonda mole, divampi come una meteora rossa; e in te scompaia, in te mutata in Sole, morte con vita, come arde e scompare la carta scritta con le sue parole. Ma forse allora ondeggerà nel Mare del nettare l’azzurra acqua, e la vita verzicherà su l’Appennin lunare. La vecchia tomba rivivrà, fiorita di ninfèe grandi, e più di noi sereno vedrà la luce il primo Selenita. Poi, la placida notte, quando il Seno dell’iridi ed il Lago alto e selvaggio dei sogni trema sotto il Sol terreno; errerà forse, in quell’eremitaggio del Cosmo, alcuno in cerca del mistero; e nello spettro ammirerà d’un raggio la traccia ignita dell’uman pensiero. O sarà tempo, che di là, da quella profondità dell’infinito abisso, dove niuno mai vide orma di stella; un atomo d’un altro atomo scisso in mille nulla, a mezzo il dì, da un canto guardi la Terra come un occhio fisso; e venga, e sembri come un elianto, la notte, e il giorno, come luna piena;