I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 51

gelido oscuro tacito perenne; e il Tutto si confonderà nel Nulla, come il bronzo nel cavo della forma; e più la morte non sarà. Ma il vento freddo che sibilando odo staccare le foglie secche, non sarà più forse, quando si spiccherà l’ultima foglia? E nel silenzio tutto avrà riposo dalle sue morti; e ciò sarà la morte. Io riguardava il placido universo e il breve incendio che v’ardea da un canto. Tempo sarà (ma è! poi ch’il veloce immobilmente fiume della vita è nella fonte, sempre, e nella foce), tempo, che persuasa da due dita leggiere, mi si chiuda la pupilla: né però sia la vision finita. Oh! il cieco io sia che, nella sua tranquilla anima, vede, fin che sa che intorno a lui c’è qualche aperto occhio che brilla! Così, quand’io, nel nostro breve giorno, guardo, e poi, quasi in ciò che guardo un velo fosse, un’ombra, col lento occhio ritorno a un guizzo d’ala, a un tremolìo di stelo: qundo a mirar torniamo anche una volta ciò ch’arde in cuore, ciò che brilla in cielo; noi s’è la buona umanità che ascolta l’esile strido, il subito richiamo, il dubbio della umanità sepolta: e le risponde: - Io vivo, sì, viviamo. -