I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 50

come brillante nuvola di fuoco, la polvere del suo lungo passaggio. Ma niuno sa donde venisse, e quanto lontane plaghe già battesse il carro che senza più l’auriga ora sfavilla passando rotto per le vie del Sole. Né sa che cosa carreggiasse intorno ad uno sconosciuto astro di vita, allora forse di su lui cantando i viatori per la via tranquilla; quando urtò, forviò, si spezzò, corse in fumo e fiamme per gli eterei borri, precipitando contro il nostro Sole, versando il suo tesoro oltresolare: stelle; che accese in un attimo e spente, rigano il cielo d’un pensier di luce. Là, dove i mondi sembrano con lenti passi, come concorde immensa mandra, pascere il fior dell’etere pian piano, beati della eternità serena; pieno è di crolli, e per le vie, battute da stelle in fuga, come rossa nube fuma la densa polvere del cielo; e una mischia incessante arde tra il fumo delle rovine, come se Titani aeriformi, agli angoli del Cosmo, l’un l’altro ardendo di ferir, lo spazio fendessero con grandi astri divelti. Ma verrà tempo che sia pace, e i mondi, fatti più densi dal cader dei mondi, stringan le vene e succhino d’intorno e in sé serrino ogni atomo di vita: quando sarà tra mondo e mondo il Vuoto