I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 49

coi duri monti e le maree sonore. E seco noi riconduceva al Sole, e intorno al Sole essa vedea rotare gli altri prigioni, come lei, nel cielo, di quella fiamma, che con sé li mena. Come le sfingi, fosche atropi ossute, l’acri zanzare e l’esili tignuole, e qualche spolverìo di moscerini, girano intorno una lanterna accesa: una lanterna pendula che oscilla nella mano d’un bimbo: egli perduta la monetina in una landa immensa, la cerca invano per la via che fece e rifà ora singhiozzando al buio: e nessun ode e vede lui, ch’è ombra, ma vede e svede un lume che cammina, né par che vada, e sempre con lui vanno, gravi ronzando intorno a lui, le sfingi: lontan lontano son per tutto il cielo altri lumi che stanno, ombre che vanno, che per meglio vedere alzano in vano verso le solitarie Nebulose l’ardor di Mira e il folgorio di Vega. Così pensavo; e non trovai me stesso più, né l’alta marmorea Pietrapana, sopra un grano di polvere dell’ala della falena che ronzava al lume: dell’ala che in quel punto era nell’ombra; della falena che coi duri monti e col sonoro risciacquar dei mari mille miglia in quel punto era trascorsa. Ed incrociò con la sua via la strada d’un mondo infranto, e nella strada ardeva,