I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 137
La servetta di monte
Sono usciti tutti. La serva
è in cucina, sola e selvaggia.
In un canto siede ed osserva
tanti rami appesi alla staggia.
Fa un giro con gli occhi, e bel bello
ritorna a guardarsi il pannello.
Non c’è nulla ch’essa conosca.
Tutto pende tacito e tetro.
E non ode che qualche mosca
che d’un tratto ronza ad un vetro;
non ode che il croccolìo roco
che rende la pentola al fuoco.
Il musino aguzzo del topo
è apparito ad uno spiraglio.
È sparito, per venir dopo:
fa già l’acqua qualche sonaglio...
Lontano lontano lontano
si sente sonare un campano.
È un muletto per il sentiero,
che s’arrampica su su su;
che tra i faggi piccolo e nero
si vede e non si vede più.
Ma il suo campanaccio si sente
sonare continuamente.
È forse anco un’ora di giorno.
C’è nell’aria un fiocco di luna.
Come è dolce questo ritorno
nella sera che non imbruna!
per una di queste serate!