I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 131
- Ti lodo, Fortuna!
III
Nel mondo a te piacque gettare
tuo figlio, terribile e gaia,
siccome al fanciullo, nel mare,
la ghiaia
che sbalzi su l’onde.
Ma tutto m’hai dato a ch’io viva:
la mano, che regge la croce,
il piede, che mai non arriva,
la voce,
cui niuno risponde.
M’hai dato la dolce speranza
che arretra se il cuore si avvia,
l’immemore cuore che avanza
su nave che scìa.
IV
Ho errato seguendo le foglie
che il vento sospinge per gioco,
sostando non più che alle soglie,
per poco,
tra l’ira dei cani.
Ho errato nel mondo sì bello,
seguìto da un cupo latrato,
tendendo all’oblìo del fratello
mutato
le simili mani.
Son giunto: alla tomba; che trova
contigua la querula cuna,
com’onda, ad ogni attimo nuova,