I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 123

Noi s’era in otto, nove con essa, nella carrozza, piccoli, stretti a lei che stava bianca e dimessa tra lo scoppiare dei mortaretti; che si vedeva pallida e magra tra il rintoccare delle campane. Noi si tornava per una sagra senza più padre senza più pane. E disse un uomo; disse: e l’udiva ella e ne pianse le lunghe notti e ne fu trista fin che fu viva, un anno: «Un nido, ve’, di farlotti!» Verlette, quando v’odo cantare, nunzie che il caldo viene e la state, nelle mattine tacite e chiare, nelle opaline lunghe serate; Oh! - dico - il nido fatto tra i rovi. il vostro nido messo tra il rusco, oh! che il villano non ve lo trovi, il molle nido pieno di musco! che rozzo è fuori, radiche e stecchi, ma dentro è tutto lana e lichene, dove d’un solo tratto sei becchi s’aprono a un solo grillo che viene! viene nel becco vostro, che intanto state sur una vetta vicine spiando il cibo raro e col canto cullando il nido ch’è tra le spine! Oh! voi non, mentre gettate il grido che salva gli altri, predi l’astore;