I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 122

Il nido di «farlotti» Tra gli autunnali giorni ricorre al mio pensiero sempre quel giorno, che dal palazzo, dalla gran Torre, facemmo un tanto mesto ritorno: ritorno tanto mesto, sebbene fosse alla bianca nostra casina che aveva ai piedi tante verbene e su pei muri tanta cedrina; dov’era, dietro siepi riquadre di biancospino, dietro un cancello verde, ciò ch’era della mia madre, nostro, ma poco; poco, ma bello. Io non credeva, fuori che in sogno, fossero altrove gigli e giaggioli, e il dolce odore del catalogno e gli agri pomi de’ lazzeruoli: e ch’altro al mondo fosse che il troppo, dopo le canne fitte dell’orto e la mimosa, ch’è morta, e il pioppo, ch’è morto, e l’alto cedro, ch’è morto. Oh! sì, com’era mesto il ritorn