I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 118

Un ricordo Andavano e tornavano le rondini, intorno alle grondaie della Torre, ai rondinotti nuovi. Era d’agosto. Avanti la rimessa era già pronto il calessino. La cavalla storna calava giù, seccata dalle mosche, l’un dopo l’altro tutti quattro i tonfi dell’unghie su le selci della corte. Era un dolce mattino, era un bel giorno: di San Lorenzo. Il babbo disse: «Io vo». E in un gruppo tubarono le tortori. Esse là nella paglia erano in cova. Tra quel hu hu, mia madre disse: «Torna prestino». «Sai che volerò!» «Non correr tanto: la tua stornella è appena doma». «Eh! mi vuol bene!» «Addio». «Addio». «Vai solo? non prendi Jên?» «Aspetto quel signore da Roma...» «È vero. Ti verremo incontro a San Mauro. Io sarò sotto la Croce. Tu ci vedrai passando». «Io vi vedrò». E Margherita, la sorella grande, di sedici anni, disse adagio: «Babbo...» «Che hai?» «Ho, che leggemmo nel giornale che c’è gente che uccide per le strade...» Chinò mio padre tentennando il capo con un sorriso verso lei. Mia madre la guardò coi suoi cari occhi di mamma, come dicendo: A cosa puoi pensare! E le rondini andavano e tornavano, ai nidi, piene di felicità.