I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 119

Mio padre palpeggiò la sua cavalla che l’ammusò con cenno familiare. Riguardò le tirelle e il sottopancia, e raccolte le briglie, calmo e grave, si volse ancora a dire: «Addio!» Mia madre s’appressò con le due bimbe per mano: la più piccina a lui toccò la mazza. Egli teneva il piede sul montante. E in un gruppo le tortori tubarono, e si sentì: «Papà! Papà! Papà!» E un poco presa egli sentì, ma poco poco, la canna come in un vignuolo, come v’avesse cominciato il nodo un vilucchino od una passiflora. Sì: era presa in una mano molle, manina ancora nuova, così nuova che tutto ancora non chiudeva a modo. Era la bimba che vi avea ravvolte, come poteva, le sue dita rosa, e che gemeva: «No! no! no! no! no!» Mio padre prese la sua bimba in collo, col suo gran pianto ch’era di già roco; e la baciò, la ribaciò negli occhi zuppi di già per non so che martoro. «Non vuoi che vada?» «No!» «Perché non vuoi?» «No! no!» «Ti porto tante belle cose!» «No! no!» La pose in terra: essa di nuovo stese alla canna le sue dita rosa, gli mise l’altro braccio ad un ginocchio: «No! no! papà! no! no! papà! no! no!»