I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 107

vespa che ronza, e queruli richiami del forasiepe! Il mio cantar sommesso era tra i poggi ornati di ciclami sempre lo stesso;
sempre sì dolce! E nelle estive notti, più, se l’ eterno mio lamento solo s’ accompagnava ai gemiti interrotti dell’ assiuolo,
più dolce, più! Ma date a me, ragazze di Castelvecchio, date a me le nuove del mondo bello: che si fa? le guazze cadono, o piove?
e per le selve ancora si tracoglie, o fate appietto? ed il metato fuma, o già picchiate? aspettano le foglie molli la bruma,
o le crinelle empite ne’ frondai in cui dall’ Alpe è scesa qualche breve frasca di faggio? od è già l’ Alpe ormai bianca di neve?
Più nulla io vedo, io che vedea non molto quando chiamavo, con il mio rumore fresco, il fanciullo che cogliea nel folto macole e more.
Col nepotino a me venìa la bianca vecchia, la Matta; e tuttavia la vedo andare come vaccherella stanca va col suo redo.
Nella deserta chiesa che rovina,