Ne consegue che Dio e uomo cessano di essere reciprocamente ‘alterità’ e recuperano invece una
‘reciproca appartenenza’, tale che l’uno può rinviare all’altro. La ‘riconciliazione’ avviene nello Spirito
attraverso la mediazione di Cristo14.
Consideriamo, da quanto si detto fino ad ora e per ricollegarci al discorso di inizio paragrafo, che
dalla poderosa sintesi del pensiero hegeliano, non è difficile che vengano fuori delle ‘suggestioni’ di
teologia trinitaria che spingono i teologi di ieri e di oggi a leggere la sua filosofia alla luce della
rivelazione cristiana. Per gli studiosi di teologia Hegel è infatti colui che ha cercato di spiegare il
mondo moderno, la sua dimensione etica e quella politica, di trovare anche la soluzione ai problemi
più drammatici di esso, come le derive nichilistiche e la profetizzata ‘morte di Dio’, per mezzo della
religione cristiana, nonché di dare un linguaggio moderno alla stessa riflessione teologica. Eppure,
dall’altro versante, per via di fraintendimenti e forzature del suo pensiero, vi è stato il tentativo di
accentuare la distanza critica tra la filosofia hegeliana e il pensiero cristiano e l’esaltazione del
cristianesimo si è trasformata nella sua negazione.
Hegel segno di contraddizione, dunque: se ci si attiene alla cifra della ‘storicità’ nell’ambito dell’ottica
trinitaria, si può stabilire un legame tra fede e sapere che possono esplicarsi come ‘credere’ e
‘comprendere’. Ma se il moto dialettico dello Spirito ricongiunto a sé dopo la scissione è visto
nell’ambito di una logica della ‘necessità’, la perfetta Aufhebung è un toglimento dell’Assoluto stesso,
coglibile anche in una struttura totalitaria pericolosa e ambigua, come ha evidenziato uno studioso
attento anche degli scritti giovanili, Franz Rosenzweig. Per questa seconda via, in effetti, si giunge alla
“morte di Dio”, ma contemporaneamente alla “morte dell’uomo”.
Densa com’è di ‘concetti’, la filosofia hegeliana15 si presta facilmente a troppe interpretazioni, e i
concetti stessi sembrano annullarsi e contraddirsi: per esempio il concetto di ‘libertà’, tanto caro ad
Hegel, da cui la storia stessa riceve filosoficamente il senso, sembra scontrarsi qui con la logica della
‘necessità’. Ma a ben guardare, non ci sono contraddizioni: il concetto è lo ‘strumento’ del pensiero
filosofico, come Hegel ha sostenuto anche nelle questioni riguardanti l’insegnamento della filosofia
come disciplina scolastica, ed esso ha origine e si determina nella storia, perciò subisce nel tempo
un’evoluzione, si modifica, si struttura diversamente e il mondo in cui si muove tutto il pensiero
hegeliano, da quello teologico giovanile a quello filosofico della maturità, è il mondo storico. La
storia, lo abbiamo visto, impregna di sé la concezione hegeliana del cristianesimo e contraddistingue le
epoche le une rispetto alle altre, alla luce del concetto di ‘libertà’ riscontrabile in diversa misura in
ognuna di esse; ma la storia, che nel ‘sistema’ appartiene al momento dell’Eticità e costituisce l’ultima
figura dello Spirito oggettivo, segna anche il confine tra la concretezza, la finitudine, anzi il punto di
massima maturazione a cui può arrivare il finito e l’infinità metafisica dello Spirito assoluto: ma in
Hegel la filosofia che ha il suo atto di nascita nella storia, che a sua volta è filosofia della storia, quindi
storia che viene interpretata con categorie proprie della filosofia che hanno fatto spesso storcere il
naso agli storici di professione, dà luogo non ad una metafisica dell’assoluto, ma ad una metafisica del
finito, laddove per lui, come già per il Lessing dell’Erziehung des Menschengesclechts, il ‘processo di
superamento’ della finitezza assume una valenza interpersonale, anzi comunitaria nel quadro di un
movimento epocale che si configura come“età del mondo”. Qui la dimensione storica si intreccia con
quella filosofica e religiosa e lo Spirito vive nell’insieme degli individui che formano un popolo. E
anche i cristiani, per ritornare al nostro discorso sui testi giovanili, costituiscono un popolo che vive
nella storia, è soggetto ad essa, ma contemporaneamente la influenza e la caratterizza.
Scrive infatti Hegel in Lezioni sulla filosofia della religione, trad. it. di E.Oberti e G.Borruso, Laterza, Bari 1983, vol. III, p.147:
“La verità cui gli uomini sono giunti per mezzo di questa storia è che l’idea di Dio è diventata per essi una certezza, che l’uomo ha raggiunto la
certezza della sua unità con Dio, che l’uomo è veramente spirito presente e veramente tale, che questa storia come lo spirito che comprende, è la
rappresentazione stessa del processo che l’uomo è spirito e […] nella morte di Cristo è stata uccisa per la vera coscienza dello spirito la finitezza
dell’uomo”.
15 Per una ‘storia’ del concetto in Hegel si rimanda a F. Biasutti ne L’occhio del concetto. Pensiero e trasparenza della storia in Hegel,
Edizioni ETS, Pisa 2002: “Hegel…non occhi fisici, non un intelletto finito, ma l’occhio del concetto, della ragione, che penetra la superficie ed
energicamente si apre la via attraverso il molteplice e variopinto groviglio della circostanze”.
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