Grande Cucina Settembre/Ottobre 2019 | Page 65

«L’ indice di rotazione di ogni vino presente in cantina è fondamen- tale, saperlo padroneggiare fa la differenza tra un grande profes- sionista o meno». Le parole sono quelle di Giusep- pe Cupertino, Wine Experience Manager di Borgo Egnazia, forse il resort italiano più famoso al mon- do, in Puglia. Una struttura particolarmente complessa, il cui magazzino dei vini, centralizzato, serve ben 5 ri- storanti: «ognuno ha una carta dei vini dedicata, pensata per andare incontro al concept del risto- rante cui fa riferimento anche se - continua - la carta più importante è quella del Due Camini, il nostro locale più importante, Stella Michelin dal- lo scorso autunno». Ben 1.400 le etichette propo- ste in quest’ultimo, «di cui il 60% provenienti dalla Puglia, a dimostrazione della nostra attenzione e del nostro enorme lavoro di ricerca sul territorio». Saper costruire una cantina in linea con la cucina del ristorante in cui questa è inserita è solo uno dei passi necessari nella gestione di una carta dei vini di successo. Altrettanto importante è saper- la governare con attenzione, senza eccedere nel numero di bottiglie presenti per ogni referenza e riuscendo sempre a garantire loro la giusta rota- zione. «Da noi le carte dei vini vengono aggiorna- te su base giornaliera a partire non solo da quello che ci viene richiesto dai sommelier alla fine di ogni servizio ma anche dalle disponibilità del no- stro magazzino. Abbiamo sempre tutto sotto con- trollo: ogni vino che arriva a Borgo Egnazia viene inserito nel database in base alla sua annata, alla quantità e ovviamente al prezzo di acquisto. Non solo: nessun ordine è automatizzato, tutto viene controllato scrupolosamente in base alle necessità e alle proiezioni, questo sistema ci permette di ga- rantire la giusta rotazione a tutti i vini presenti in magazzino. Nel caso di percentuali di rotazione in- feriori alle aspettative possiamo intervenire in vari modi, soprattutto inserendoli tra le nostre proposte al calice, una soluzione che tra l’altro va incontro sempre di più alle esigenze dei nostri ospiti». Nel trovare il giusto equilibrio questo è un aspetto centrale: un vino bianco d’annata ha infatti pecu- liarità diverse da un rosso lasciato magari matura- re per anni in botte. Il mercato del primo avrà una vita molto più breve, anche a causa di un pubblico che ancora oggi guarda con diffidenza a vini bian- chi serviti a distanza di 2/3 anni dalla vendemmia. Minore è l’indice di rotazione, maggiore è quindi l’investimento che si fa su un determinato vino: la consapevolezza da una parte che un prezzo più al- to lo farà inevitabilmente ruotare di meno, dall’altra che una volta venduto l’investimento iniziale sarà stato ampiamente ripagato. «Un capitolo a parte meritano le bottiglie più im- portanti. Sono convinto che il vino vada inserito in carta solo quando pronto per essere stappato. Un pensiero che si traduce in una forte immobilizza- zione di capitali ma che ha almeno 2 aspetti posi- tivi. Il primo riguarda la soddisfazione di proporre solo vini che hanno raggiunto la giusta maturità, senza rischiare di servire ai propri ospiti bottiglie non ancora pronte. Il secondo è legato al prezzo, perché inevitabilmente maggiore è il tempo che il vino è rimasto in cantina maggiore è anche il ricarico che verrà applicato su di esso». 63