I NUMERI DE IL TIGLIO • Una filiera che non supera quasi mai i 50 km di distanza dal ristorante.
• Lavorare con 5 micro-aziende locali.
• Autoproduzione totale di animali di bassa corte( polli, conigli, piccioni, ecc.).
• Indice di utilizzo materia prima: animali: ~ 100 %( approccio nose-to-tail totale), vegetali: > 80 %( il restante 20 % è biomassa per mangime).
• Copertura del fabbisogno energetico grazie al fotovoltaico: ~ 50 %.
• Quota di conservazione: il 40 % della produzione estiva viene trasformato o conservato per l’ inverno.
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stimolante. Utilizziamo il 100 % delle parti commestibili degli animali: dell’ agnello, ad esempio, serviamo cervello, interiora, carne della testa e zampetti. Per i vegetali superiamo l’ 80 % di utilizzo. E ciò che davvero non può finire nel piatto non va comunque buttato, ma torna in azienda agricola come mangime per gli animali. Il cerchio si chiude dove è iniziato ». Il fatto che persino gli avanzi della tavola vengano recuperati è un dettaglio operativo che in una cucina urbana sarebbe quasi impossibile da gestire. Mentre l’ Europa spinge per la Farm to Fork, Mazzaroni applica la Fork to Farm, dalla forchetta alla fattoria, un’ inversione di tendenza che molti ristoratori oggi cercano di imitare. Il concetto che lo scarto sia“ non concepito” sposta il tema dalla sostenibilità come scelta alla sostenibilità come identità culturale. La sostenibilità a Il Tiglio è un modus vivendi che permea ogni aspetto: dall’ installazione dei pannelli solari alla progressiva eliminazione della plastica in cucina, ogni azione è un investimento che, sebbene non |
immediato nel ritorno economico, è destinato a dare frutti duraturi.
Visioni e strategie
« Riappropriamoci del significato profondo della terra. Se per il cittadino comune può essere complicato seguire un’ alimentazione davvero green, per noi cuochi deve essere una priorità assoluta. In città, la scelta delle materie prime e il modo di proporle diventano i simboli di una vera rivolta culturale. Essere“ Custodi” in un contesto urbano significa proprio questo: agire laddove il legame con la terra è più fragile, per dimostrare che perseguire certi obiettivi è possibile e doveroso per chiunque, in ogni parte del mondo ». In un mercato della ristorazione sempre più complesso, la lezione che arriva dai Monti Sibillini è chiara: sostenibilità significa resilienza. Recuperare il 100 % di un animale, autoprodurre energia, stringere patti con i micro-produttori locali non sono solo gesti romantici. Sono strategie gestionali che riducono gli sprechi, abbattono il food cost e creano un’ identità di cucina così forte da diventare inattaccabile.
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