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@ Adobestock de:“ Qual è il tuo obiettivo finale? Qual è la storia che vuoi raccontare?”.
3. Diventare un partner strategico, non
un fornitore temporaneo Il consulente anonimo viene chiamato per
un compito specifico( es.“ abbassami il food cost”) e, una volta consegnato il report, scompare. Il suo contributo è, dunque, transazionale. Il consulente con una forte identità, invece, si posiziona come partner strategico. Non si limita a risolvere il sintomo, ma indaga la causa e contribuisce alla visione a lungo termine. Non dice semplicemente“ devi tagliare questo piatto”, ma“ se il tuo obiettivo è questo, potremmo reingegnerizzare questa linea di menu per valorizzare meglio la tua filosofia e, contemporaneamente, migliorare la marginalità”. Il suo obiettivo non è rendersi indispensabile per sempre, ma lasciare al cliente strumenti e consapevolezze che prima non aveva. Il consulente anonimo lascia un manuale; il consulente identitario lascia un metodo di pensiero.
In un mondo saturo di informazioni e di“ esperti”, l’ unica valuta che conta realmente è l’ autenticità. Questo vale per i ristoranti e i produttori che cercano di emergere, e vale doppiamente per i consulenti che li affiancano. L’ anonimato è una scelta comoda, ma perdente. È la via della standardizzazione, della consulenza-commodity. Costruire la propria identità di consulente significa avere il coraggio di rifiutare il“ copia-incolla”, di specializzarsi profondamente e di padroneggiare l’ arte più difficile: non quella di dare risposte, ma quella di mettere la propria immensa competenza tecnica al servizio dell’ identità unica del cliente. Non veniamo ricordati per aver applicato una regola, ma per aver contribuito a rivelare un potenziale.