OLTRECONFINE
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ENIGMA E IL DIALOGO MINIMALISTA
A BARCELLONA, ALBERT ADRIÀ DÀ FORMA A UN RISTORANTE CHE PARLA LA LINGUA DEL MINIMALISMO, UN LUOGO SOSPESO CHE PREPARA IL COMMENSALE A UN PERCORSO DI EVANESCENZA E LEGGEREZZA
di Alberto Cauzzi arcellona è la città in cui la natura sembra essersi
B fusa all’ architettura grazie alla mano artistica di Gaudí, che con opere come la Sagrada Familia, Casa Batlló e Casa Milà ha reso riconoscibile uno stile fatto di curve organiche e forme che sembrano vive. Non stupisce quindi che Albert Adrià, con Enigma, abbia scelto di dialogare con lo stesso linguaggio, ma rovesciandolo. Se Gaudí cercava nella pietra e nel vetro l’ eco della natura mediterranea, qui gli elementi diventano artificio, quasi antitesi: tavoli e sedute in vetro che ricordano il ghiaccio, pareti grigie spoglie, un soffitto che richiama nuvole temporalesche e una cucina che pare emergere dal suolo.
Minimalismo di intenti
L’ ambiente, studiato nei dettagli, trasmette fin da subito la volontà di scindersi dal clima catalano per creare un luogo sospeso, fragile, che prepara il commensale a un percorso in cui l eggerezza ed evanescenza sono la regola. Ne nasce uno spazio concettuale che anticipa già nella sala la logica dei piatti. Il menu degustazione segue la stessa linea, una sequenza di piccole tapas cariche di