GRANDE CUCINA 04-2025 | Page 83

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riducendo la complessità percettiva a un lessico convenzionale. Ogni parola è una mappa simbolica, non il territorio. Per questo motivo, i sistemi di descrizione sensoriale( come i lessici normalizzati o i vocabolari percettivi) cercano di ridurre la distanza fra la percezione soggettiva e la sua espressione verbale, senza però poterla mai annullare.
Il linguaggio come costruzione della realtà
Il linguaggio non si limita a descrivere la realtà percepita: la costruisce. Attraverso il linguaggio organizziamo il mondo, distinguiamo categorie, definiamo confini tra ciò che esiste e ciò che non esiste. Nelle scienze sensoriali, ad esempio, parlare di“ nota floreale” o“ sentore tostato” significa creare una rappresentazione condivisa che consente la comunicazione fra assaggiatori. Tuttavia, dietro ogni termine si nasconde una molteplicità di percezioni individuali. Il linguaggio agisce dunque come sistema di mediazione tra il soggettivo e il collettivo, tra la percezione intima e la realtà convenzionale.
Dalla percezione condivisa alla conoscenza
Quando una comunità di osservatori condivide lo stesso sistema di descrizione— come avviene nei panel sensoriali— la realtà percepita diventa inter-soggettiva. Non è più un’ esperienza individuale, ma una rappresentazione condivisa che si avvicina all’ oggettività statistica. I test descrittivi si fondano su questa idea: raccogliere dati linguistici standardizzati che riflettano la struttura della percezione collettiva. Il linguaggio, da limite, diventa così strumento di conoscenza.
Il ciclo completo: dallo stimolo alla parola
Possiamo dunque sintetizzare il percorso in una sequenza circolare: 1. Stimolo distale: il mondo fisico esterno. 2. Stimolo prossimale: la trasformazione fisiologica dell’ energia in segnali neurali.
3. Percezione: l’ interpretazione cerebrale filtrata da memoria, attenzione e aspettative.
4. Linguaggio: la codifica simbolica dell’ e- sperienza in parole condivise.
5. Ritorno alla realtà: le parole stesse, circolando nella comunicazione, modificano
la percezione collettiva e dunque la realtà costruita. Il ciclo non ha mai fine: ogni parola genera nuove percezioni, ogni percezione nuove parole.
La realtà come dialogo tra sensi e parole
Se la realtà è ciò che percepiamo, e la percezione è ciò che il linguaggio restituisce, allora l’ essere umano vive in una rete di interpretazioni. Non vediamo il mondo com’ è, ma come lo possiamo descrivere. Il linguaggio diventa così non soltanto uno strumento di comunicazione, ma il confine del nostro mondo esperienziale, come affermava Wittgenstein. La via dello stimolo, da distale a prossimale, mostra il cammino della materia verso il senso; il linguaggio ne traccia la via inversa, dal senso alla materia comunicata. In mezzo, tra il segnale fisico e la parola, si colloca il mistero della coscienza: quella zona di transito in cui il mondo esterno diventa interno e poi, di nuovo, condiviso. In questo spazio nasce la percezione, e con essa la possibilità— e l’ illusione— di una realtà comune.
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