GRANDE CUCINA 04-2025 | Page 82

LA GRAMMATICA DEI SENSI

di Luigi Odello
FOCUS
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NON VEDIAMO IL MONDO COM’ È, MA COME SIAMO IN GRADO DI DESCRIVERLO. ED È PROPRIO DA QUESTO CONCETTO BASE CHE PARTE LA PERCEZIONE SENSORIALE DEL CIBO, CHE DIVENTA CIÒ CHE ESPRIMIAMO A PAROLE E LO CODIFICHIAMO IN CIÒ CHE VEDIAMO E NEI SAPORI, NEGLI ODORI E NEL GUSTO DI CIÒ CHE ASSAGGIAMO
idea che la realtà non esista in modo oggettivo, ma che sia una co-

L’

struzione della mente, trova fondamento tanto nella filosofia quanto nelle neuroscienze. Il mondo che crediamo di abitare non è altro che una trasposizione interna di stimoli esterni, una mappa sensoriale che il cervello elabora per dare coerenza all’ esperienza. Ogni atto percettivo è dunque un processo di trasformazione, non una semplice registrazione. Ciò che chiamiamo“ realtà” è, in termini scientifici, l’ insieme delle percezioni condivise che il linguaggio rende comunicabili.
Dallo stimolo distale a quello prossimale
Il punto di partenza è lo stimolo distale, cioè l’ oggetto o il fenomeno fisico presente nell’ ambiente. Un frutto, un suono, un profumo, una superficie: ciascuno emette o riflette energia sotto forma di onde luminose, molecole volatili o vibrazioni meccaniche. Questa energia interagisce con i nostri organi di senso e diventa stimolo prossimale.
L’ informazione sensoriale non è mai neutra: già a livello dei recettori, il sistema nervoso filtra, amplifica o riduce certi dati. L’ occhio, per esempio, non registra tutto lo spettro elettromagnetico, ma solo la finestra del visibile.
Dal segnale alla rappresentazione
Lo stimolo prossimale viaggia attraverso vie neurali specializzate. Nella percezione olfattiva, le molecole odorose attivano i neuroni del bulbo olfattivo, che portano il segnale a specifiche aree del cervello. L’ informazione non è ancora“ percezione”, solo quando il cervello integra questi segnali con la memoria, le aspettative e il contesto, nasce l’ esperienza percettiva. La percezione, quindi, non è la copia dello stimolo distale, ma una ricostruzione probabilistica: il cervello formula un’ ipotesi coerente con i dati disponibili una codifica predittiva che anticipa la realtà attraverso modelli interni e confronta le previsioni con le informazioni sensoriali. Ciò che percepiamo è dunque la correzione dell’ errore predittivo, non la realtà oggettiva.
Il ruolo della memoria e dell’ apprendimento
Ogni percezione è influenzata dalla memoria sensoriale e dall’ esperienza. Il sistema nervoso confronta continuamente gli stimoli attuali con schemi memorizzati: è così che riconosciamo un volto, un suono o un aroma. La memoria percettiva agisce come un filtro cognitivo: seleziona le informazioni rilevanti e le confronta con categorie note. In questo modo, l’ esperienza non è mai“ pura”, ma intrisa di significato. Vediamo non solo ciò che è, ma ciò che ci aspettiamo di vedere.
Dalla percezione al linguaggio
Una volta formatasi, la percezione deve essere tradotta in linguaggio per poter essere condivisa. Qui interviene il metamodello del linguaggio: il sistema attraverso cui codifichiamo l’ esperienza in parole. Il linguaggio non è neutro: nel momento stesso in cui descriviamo una percezione, ne alteriamo la struttura. I test descrittivi in analisi sensoriale ne sono un esempio: per descrivere un odore occorre scegliere tra termini codificati,