GRANDE CUCINA 04-2025 | Page 81

Gianni Giardina Errico Recanati Andrea Laganga
puntando sul benessere animale, sull’ a- limentazione non forzata e sulla valorizzazione del territorio. Non è raro trovare piccole aziende agricole che allevano razze autoctone in libertà, rispettando i cicli naturali e riducendo al minimo l’ uso di antibiotici. Questa attenzione si riflette direttamente sulla qualità del prodotto, ma anche sull’ impatto ambientale: un animale cresciuto in modo sostenibile emette meno gas serra, consuma meno risorse idriche e contribuisce alla biodiversità del suolo. Anche il consumatore ha un ruolo centrale in questo cambiamento. Imparare a leggere le etichette, conoscere l’ origine della carne che acquistiamo, fare domande al proprio macellaio di fiducia, scegliere tagli meno conosciuti o stagionali, sono tutte azioni semplici ma potenti. Spesso la differenza tra una carne prodotta industrialmente e una carne sostenibile non sta solo nel sapore – più autentico, più ricco, più“ vero” – ma nella storia che c’ è dietro: un allevatore che conosce i propri animali, una filiera corta, un legame con il territorio.
La voce degli Ambasciatori del Gusto A testimoniare la concretezza di questa rivoluzione culturale e gastronomica, arrivano anche le esperienze di tre associati degli Ambasciatori del Gusto, impegnati ogni giorno nel promuovere un consumo della carne più consapevole, rispettoso e trasparente.
Gianni Giardina, macellaio e
ambasciatore del benessere animale « Parlando di carni sostenibili, la nostra
politica di vendita è chiara: no agli allevamenti intensivi. Nei nostri punti vendita, il benessere animale è sempre al primo posto, dalla nascita fino al momento del sacrificio », afferma Giardina. « Il rispetto per l’ animale è il primo passo verso un prodotto di qualità. C’ è chi pensa che la carne sia per forza un nemico dell’ ambiente, ma la verità è che una produzione etica e responsabile può avere un impatto molto più contenuto. Vendiamo solo carne buona, e per esserlo, deve essere frutto di rispetto ».
Errico Recanati, chef e custode della
tradizione rurale Per Errico Recanati, chef del ristorante Andreina a Loreto,“ sostenibilità” è una parola spesso abusata, ma che in cucina trova senso pieno. Le sue carni provengono esclusivamente da allevamenti marchigiani selezionati con cura: « Scegliere carni locali è un gesto culturale prima che gastronomico. Significa sostenere chi alleva con rispetto per gli animali e per la terra ». Recanati valorizza ogni parte dell’ animale: « È una cucina che non spreca nulla, come insegnava la tradizione contadina. Ogni piatto è una forma di rispetto, una relazione diretta con chi lavora la terra ». Per lui, sostenibilità è anche relazione: con gli allevatori, con il territorio, con il tempo. « Non cucino solo carne, cucino la storia di chi l’ ha allevata ».
Andrea Laganga, macellaio e divulgatore: qualità, trasparenza,
gusto Laganga porta la voce di chi la carne la
tocca ogni giorno, dal banco della macelleria: « Il vero nodo non è la carne, ma come viene prodotta. Sostenibilità, per me, significa trasparenza totale: sapere da dove viene quell’ animale, come è vissuto, cosa ha mangiato. Questo è rispetto – per l’ ambiente, per l’ animale, per il consumatore ». Per Laganga, la qualità organolettica della carne sostenibile è indiscutibile: « Un animale allevato bene dà una carne che sa di buono, e il cliente la riconosce. Il nostro compito è educare alla scelta: non meno carne, ma carne migliore. È un atto di amore verso la nostra salute, il territorio e il futuro del nostro mestiere ».
Una nuova cultura del cibo Ridurre il consumo di carne, puntando
sulla qualità e sulla varietà, può essere un modo intelligente per fare del bene al nostro corpo e al pianeta, senza rinunciare al piacere del cibo. È un approccio che unisce cultura gastronomica e responsabilità ambientale. La sostenibilità, in fondo, non è solo una questione tecnica, ma anche una scelta culturale, una nuova sensibilità che si costruisce attraverso l’ informazione, la consapevolezza e l’ educazione al gusto. In un’ epoca in cui ogni acquisto è anche un atto politico, scegliere carne sostenibile significa scegliere un modello di futuro più equo, sano e rispettoso.
Un piccolo gesto che, moltiplicato per milioni di persone, può davvero fare la differenza.
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