FOCUS
48 i percorsi trekking, le passeggiate a cavallo, i corsi di cucina e la caccia al tartufo. Un universo coerente, che parte da un piccolo museo della Villa, all’ ingresso, e ne ripercorre le tappe storiche. Commovente quella che la vide, durante la Seconda Guerra Mondiale, rifugio dai bombardamenti per i capolavori di Michelangelo e Donatello, tra cui le celebri statue delle Cappelle Medicee e del Duomo di Firenze.
Dalla terra alla bottiglia Il territorio lo decifriamo attraverso la degustazione dei suoi vini: il Crociferro 2022, Chianti Colli Fiorentini DOCG, è l’ etichetta d’ ingresso: 90 % Sangiovese e 10 % Colorino, profuma di frutta e lieve affumicatura. È un Chianti che, per dirla con una battuta,“ nebbioleggia”: ha una grazia lieve e un’ eleganza rarefatta, pur mantenendo la succosità e la croccantezza del frutto che lo rende gastronomico e godibile già oggi. Non arriva a caso il riferimento al Piemonte, pur nel cuore della Toscana: viene da lì lo storico enologo della tenuta, Beppe Caviola, che negli anni ha plasmato lo stile della cantina. Il Badia a Corte 2020, dal vigneto omonimo esposto a sud-est a 350 metri, è un altro simbolo della tenuta. « È il nostro vino della svolta. Lo facciamo da sempre, ma nel tempo ha saputo evolversi mantenendo coerenza. Nel 2013 fu il primo Chianti Colli Fiorentini a ottenere i Tre Bicchieri », ricorda Rossi di Montelera. Affina 24 mesi in rovere e conserva eleganza, freschezza e tannini setosi. Più timido al naso, quasi etereo, è il Terre di Cino 2021: stessa denominazione e medesimo vitigno, il Sangiovese, ma altra anima. Riservato, quasi austero, nasce da una zona della tenuta dove una falda sotterranea divide nettamente i suoli: da una parte argilla e calcare, dall’ altra molto scheletro. È un vino che ha bisogno di tempo, ma promette molto. E poi c’ è lui, il Molino degli Innocenti, Chianti Riserva prodotto da un singolo cru. Vendemmia 2019, è stato premiato“ Rosso dell’ Anno” dal Gambero Rosso 2025. Al naso accenna a un’ eleganza più sottile. In bocca colpisce per la sua struttura fine, una leggera astringenza tannica e una nota affumicata in chiusura che promette un’ evoluzione affascinante. L’ attenzione maniacale alla qualità si ritrova anche nella produzione del Vin Santo, un orgoglio della tenuta. Le uve, appassite fino a gennaio nel vecchio mulino, vengono pressate e trasferite in caratelli di rovere dove il vino riposa per almeno cinque anni. Il Merlaia, da Trebbiano e Malvasia, regala note di fichi secchi, miele e frutta candita; l’ Occhio di Pernice, da Sangiovese, è speziato e profondo, prodotto in appena 900 bottiglie.
Oltre il vino Accanto al vino, c’ è un altro ingrediente fondamentale per vivere appieno l’ identità di Torre a Cona: la tavola. L’ Osteria, ospitata nell’ antica
FARAONA IN DOPPIA COTTURA dello chef Enrico Romualdi, Osteria di Torre a Cona
INGREDIENTI PER 4 PERSONE Faraona 1 Farina di mais Sedano 300 g Carote 300 g Cipolle 2 Zucchine medie 2 Aceto 1 dl Zucchero 2 cucchiai Olio extravergine d’ oliva Sale e pepe q. b.
PROCEDIMENTO Per la preparazione della faraona e la sua cottura Dividere la faraona separando il petto dalle cosce. Disossare le cosce, sovrapporle e condire con sale e pepe.
Cuocere a bassa temperatura per 12 ore, poi metterle sotto un peso per compattarle. Utilizzare le ossa della faraona per preparare un fondo bruno.
Impanare il petto con la farina di mais e cuocerlo in padella con un filo d’ olio extravergine d’ oliva fino a doratura.
Per le verdure in agrodolce
Tagliare sedano, carote, cipolle e zucchine a cubetti.
Saltarle in padella con olio, sale, aceto e zucchero, mescolando bene per ottenere un gusto agrodolce equilibrato.
MONTAGGIO E FINITURA
Disporre nel piatto una parte di petto, una di cosce con la sua salsa e le verdure in agrodolce
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Rispettiamo la tradizione toscana e la materia prima del territorio; la rivisitiamo, ma con amore e misura.
limonaia della tenuta, è affidata allo chef Enrico Romualdi, che guida la cucina con mano elegante e gusto solido. « Rispettiamo la tradizione toscana e la materia prima del territorio; la rivisitiamo, sì, ma con amore e misura », riassume. In carta si alternano piatti come la bistecca alla fiorentina da razze selezionate( Chianina, Maremmana, Calvanina), il paté di fegatini dal tocco leggero, il risotto con carciofi, pinoli e finanziera e il vero signature dish, la faraona in doppia cottura con verdure in agrodolce. Non mancano proposte di pesce e vegetariane, a incontrare la richiesta di leggerezza della clientela internazionale e a sottolineare un legame con il territorio che diventa scelta concreta di stagionalità e filiera corta. Il pranzo inizia obbligatoriamen-
te però con un assaggio del Vermouth Torre a Cona, servito liscio o con ghiaccio e scorza di arancia: « Abbiamo riscoperto la ricetta originale del nostro Vermouth di famiglia, datata 1920. Lo produciamo usando Sangiovese in purezza e 33 botaniche. È un tributo alla storia della nostra famiglia e una sfida appassionante », spiega Rossi di Montelera. Il sorso è delicato, con un bell’ e- quilibrio tra amaricante, freschezza e profondità. Un bel viatico per un’ eccellente tartare di maremmana seguita appunto dalla sorprendente faraona, che si sposa bene con il Badia a Corte. Cura del territorio, gusto e bellezza, a meno di un’ ora da Firenze: decisamente, un pezzo di Toscana da tenere presente. https:// www. torreacona. com