GRANDE CUCINA 04-2025 | Page 47

i sono luoghi che raccontano la Toscana meglio di

C mille parole. Torre a Cona, sulle colline tra Firenze e Rignano sull’ Arno, è uno di questi. Non tanto per la bellezza della villa settecentesca, che appare all’ improvviso, su un poggio lievemente soprelevato, a dominare la valle, quanto per la coerenza con cui, da secoli, la tenuta dei Conti Rossi di Montelera si reinventa senza mai snaturarsi. Oggi, in mano alla nuova generazione rappresentata da Ludovica, Niccolò e Leonardo, Torre a Cona è un progetto complesso e affascinante dove vino, ospitalità e territorio si intrecciano con naturalezza.« La nostra identità nasce dalla storia, ma guarda avanti. Ogni vino che produciamo vuole raccontare la particolarità della microzona da cui proviene. Abbiamo suoli molto diversi: argille, calcare, scheletro. Questo si riflette nel bicchiere », racconta Niccolò Rossi di Montelera.

STORIA ED EVOLUZIONE, OSPITALITÀ CLASSICA E SANGIOVESE CONTEMPORANEO. LA COERENZA NEI SECOLI DI TORRE A CONA PARLA DI ELEGANZA, CURA E RISPETTO. E DI VINI PLURIPREMIATI
di Barbara Sgarzi
una gloriosa giornata di giugno siamo seduti a un tavolo fra gli alberi, in compagnia di un per fortuna molto silenzioso gruppo di statunitensi, arrivato per uno dei tanti matrimoni che si festeggiano in Villa. L’ ospitalità di Torre a Cona è parte integrante del progetto, con trenta camere nella villa e dieci nelle dependance. C’ è l’ Osteria guidata dallo chef Enrico Romualdi,
FOCUS
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Un territorio ricchissimo Le vigne, 19 dei circa 200 ettari della tenuta
che conta anche 5.000 ulivi, si estendono tra i 300 e i 410 metri, su versanti ben esposti, con varietà che vanno dal Sangiovese, protagonista assoluto, al Colorino, al Merlot, fino a Trebbiano e Malvasia per i Vin Santo. Vigneti dai nomi antichi e suggestivi: Badia a Corte, Chiusurli, Casamaggio, che si aprono a semicerchio a fare da corona alla villa. Tutti condotti con un approccio rispettoso del territorio e una cura sartoriale, tra vinificazioni in acciaio, botti grandi e fermentazioni malolattiche prevalentemente in acciaio. L’ export rappresenta oggi circa il 70 % del fatturato, ma la cantina guarda con interesse anche al mercato interno, dove è in arrivo una nuova distribuzione più capillare per valorizzare le referenze più identitarie. In
La nostra identità nasce dalla storia, ma guarda avanti. Ogni vino racconta la particolarità della microzona da cui proviene.