GRANDE CUCINA 03-2026 | Page 68

LE PAGINE DEL VINO
LE PAGINE DEL VINO
WINE & SPIRITS

GRÉGOIRE DESFORGES

Credo che il vino abbia soprattutto bisogno di autenticità.
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Anche il Grillo conserva il carattere mediterraneo, ma lo esprime con maggiore misura, tra erbe aromatiche, cenni balsamici e una freschezza che sorprende chi associa ancora la Sicilia esclusivamente a vini potenti. Persino il Catarratto, varietà storica spesso sottovalutata, acquista qui profondità senza rinunciare alla tensione. Vale anche per i rossi. Il Nero d’ Avola, coltivato a quote elevate, abbandona volutamente qualsiasi eccesso. Ciliegia, melograno, piccoli frutti rossi, pepe nero ed erbe mediterranee prendono il posto delle note surmature che per anni hanno identificato il vitigno. Il tannino resta fitto ma misurato, la freschezza accompagna la beva e il vino sembra quasi voler dimostrare che la Sicilia può parlare un linguaggio diverso senza rinnegare se stessa. È una filosofia che trova il proprio naturale completamento sull’ Etna. Quando Baglio di Pianetto decide di investire sul vulcano non lo fa inseguendo una denominazione di moda. Al contrario, sceglie la strada più lenta. I sei ettari tra Contrada Arcurìa e Santo Spirito vengono osservati per cinque vendemmie prima di arrivare al primo progetto definitivo. « Volevamo capire il vigneto prima ancora di decidere come interpretarlo », racconta Desforges. « L’ Etna insegna l’ umiltà. Ti obbliga ad ascoltare ». Qui il paesaggio cambia completamente. Le
vigne si aggrappano ai terrazzamenti di pietra lavica, il nero del suolo contrasta con il verde della vegetazione spontanea e, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva fino al mare. È una viticoltura che richiede pazienza, precisione e rispetto. Anche in cantina il principio resta lo stesso: interventi ridotti al minimo, affinamenti calibrati con attenzione, il legno utilizzato con discrezione perché nulla possa coprire la voce del Carricante o del Nerello Mascalese.
Questione di somiglianze
In fondo è proprio questa l’ idea che attraversa tutto il progetto Baglio di Pianetto. Non costruire vini che assomiglino a un modello, ma vini che assomiglino al luogo da cui provengono. Per questo anche la sostenibilità viene raccontata con un approccio molto concreto. Non come un capitolo da aggiungere al bilancio, ma come una conseguenza naturale del lavoro in vigna: gestione attenta delle risorse idriche, riduzione degli interventi, valorizzazione della biodiversità e una continua ricerca dell’ equilibrio tra produzione e paesaggio. Lo stesso vale per la comunicazione. « Oggi tutti parlano di marketing », riflette Desforges. « Io credo che il vino abbia soprattutto bisogno di autenticità. Le persone cercano emozioni vere, non slogan ». È probabilmente questa la riflessione
che meglio sintetizza il momento che il settore sta attraversando. Il dibattito sul consumo di alcol, il cambiamento delle abitudini delle nuove generazioni e un mercato sempre più competitivo stanno costringendo molte aziende a ripensare il proprio ruolo. Baglio di Pianetto ha scelto di farlo partendo dalla domanda più semplice e, forse, più difficile: che cosa rende davvero unico un vino? La risposta non arriva da una tecnica di cantina né da una strategia commerciale. Arriva dalla terra. « Il nostro compito non è convincere qualcuno a bere un bicchiere in più », conclude Desforges. « È fare in modo che quel bicchiere abbia qualcosa da raccontare ». Forse è questa la trasformazione più significativa vissuta da Baglio di Pianetto negli ultimi anni. Non soltanto una nuova immagine, una nuova organizzazione o una diversa gamma di etichette. Piuttosto, un cambio di prospettiva. In un’ epoca in cui il vino rischia spesso di uniformarsi, la cantina siciliana sceglie di fare il percorso opposto: ridurre, ascoltare, aspettare. E lasciare che siano l’ altitudine, il vento e il tempo a completare il lavoro iniziato dall’ uomo. Andando anche controcorrente. Perché se per anni la Sicilia ha inseguito il sole, oggi alcune delle sue cantine più interessanti cercano l’ ombra delle montagne.