GRANDE CUCINA 03-2026 | Page 29

di Daniel Stoico
Imàgo dell’ Hassler Roma e a Borgo Pignano la carta non si limita a elencare i piatti. Un sigillo in ceralacca, una piuma dorata e le impronte delle piante trasformano il menu nel primo gesto della cena e raccontano due modi

A diversi di legare cucina, materia e luogo. Prima che arrivi il primo piatto, il ristorante ha già cominciato a raccontare. Il peso della carta, il formato, i caratteri e il modo in cui il menu viene consegnato fissano un tono. In alcuni casi l’ oggetto acquista una presenza precisa sulla tavola e diventa parte del servizio. Il menu di Imàgo, all’ ultimo piano dell’ Hassler Roma, e quelli di Borgo Pignano, nella campagna di Volterra, nasconoda una lavorazione manuale. A Roma il racconto passa attraverso la ceralacca e il tema della rinascita; a Pignano sono le piante della tenuta a lasciare la propria impronta sulla copertina.

( courtesy by @ Borgo Pignano)
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Menu realizzati dall’ artista Giulia Cantarutti in collaborazione con Lisabetta Matteucci. bordo e la trama interna; altre diventano campiture, ombre o segni quasi astratti. I toni passano dal beige al bruno, con tracce più scure e leggere venature rosate. Specie vegetale, pressione e reazione con la carta intervengono nel risultato. L’ irregolarità appartiene alla tecnica e impedisce la replica esatta. Le copertine hanno la solidità di piccoli album. Il dorso scuro contiene visivamente la superficie fitta di impronte e permette di maneggiare il menu come un libro. Il lavoro continua all’ interno con una lunga fase tipografica di composizione e impaginazione, realizzata a mano nella tenuta. Alla variabilità della stampa botanica risponde così l’ ordine necessario per organizzare testi, portate e informazioni di servizio. Borgo Pignano è una tenuta agricola biologica nella campagna tra Volterra e San Gimignano. Orti, campi, uliveti, vigneti ed erbe spontanee forniscono materie prime alla cucina e ai laboratori. Alcune di quelle piante entrano anche nella costruzione fisica del menu. Il legame con il luogo non viene affidato a un motivo ornamentale disegnato altrove: sulla carta resta il contatto con ciò che cresce nella proprietà. Nelle fotografie, più menu riuniti sulla stessa tovaglia mostrano combinazioni differenti di foglie, rami e colori. Non esiste una copertina campione alla quale tutte le altre debbano assomigliare. Esiste un procedimento comune, dal quale nascono variazioni. Ciascun menu diventa una piccola raccolta botanica e registra una parte del paesaggio nel momento in cui è stato realizzato.
Due oggetti sulla tavola
A Roma la materia custodisce il contenuto: la ceralacca sigilla il menu di Imàgo e trasforma l’ apertura in un rito. Nella campagna di Volterra la natura viene impressa direttamente sulla copertina. Il primo progetto parte da un simbolo e da una narrazione costruita per cicli; il secondo accetta le variazioni prodotte dalle piante e dalle loro reazioni sulla carta. Entrambi chiedono tempo e lavoro manuale. Il sigillo rende percepibile l’ atto della chiusura, mentre la stampa botanica conserva il contatto con foglie ed erbe. Il menu acquista spessore, peso e una superficie da osservare. Prima della prima portata, l’ ospite ha già ricevuto un’ immagine del ristorante: a Imàgo il pensiero di Andrea Antonini sull’ errore e sulla ricostruzione; a Borgo Pignano la relazione quotidiana tra la tenuta, le sue piante e la tavola.