GRANDE CUCINA 03-2025 | Page 87

dei prodotti locali che possano esprimere il gusto italiano ma anche raccontare il territorio che ci ospita ».
sa esigenza. Non era scontato raccontare la cucina italiana nel mondo, portando lo stesso modello in Paesi tra loro molto diversi. Una cucina autentica, tradizionale ma contemporanea, ovvero una tradizione attualizzata, che evolve seguendo nuove tecniche, una nuova idea di purezza del gusto e di leggerezza. Era una sfida anche quella di portare piatti apparentemente semplici, come Spaghetti e pomodoro in un contesto di lusso. Ma che funziona proprio perché c’ è una visione comune, dove ricerca, italianità, gusto ed eleganza sono centrali. Un progetto che continua a crescere e si consolida. In ogni Paese, stiamo lavorando molto sulla ricerca
I Cerea per Louis Vuitton
Tra gli ultimi in ordine di tempo, il caso Louis Vuitton in via Montenapoleone a Milano rappresenta un esempio emblematico. La maison francese ha affidato l’ intera proposta gastronomica del suo rinnovato flagship alla famiglia Cerea del tristellato Da Vittorio, dando vita a due ambienti distinti ma complementari: il Café Da Vittorio Louis Vuitton, immerso in un jardin d’ hiver che richiama le ville lombarde, e il ristorante DaV by Da Vittorio, un tempio della cucina italiana contemporanea con vista sul quadrilatero della moda. Il risultato è un’ ode alla milanesità e al savoirfaire, con piatti firmati, design su misura e una carta di dessert che si confronta con l’ estetica del brand. Un’ operazione che riflette, come dichiarano gli stessi Cerea, una visione condivisa: « È per noi motivo di orgoglio che un brand così iconico come Louis Vuitton ci abbia scelto per gestire l’ offerta food all’ interno del suo negozio di via Montenapoleone; oggi la sincerità e la semplicità della cucina italiana rappresentano uno dei massimi esempi di lusso nel mondo, perché sono un concentrato di storia, cultura e passione. Con questa idea, Louis Vuitton ha aperto le porte della sua nuova casa in Via Montenapoleone a Milano, condividendo con noi la voglia di celebrare il meglio del Made in Italy. Il lusso, in fondo, è la genuinità di un’ esperienza che resta nel cuore ».
« Sono in simbiosi direi, facce della stessa medaglia. Unione che funziona perché ci sono tanti valori condivisi. Moda e cucina puntano su estetica, creatività, senso del lusso. Io ho iniziato nel 2003 con Bvlgari, Ferragamo e poi Dsquared con Ceresio7. Si tratta di un’ esperienza immersiva che coinvolge gusto e vista, design e atmosfera. Per un brand di moda aprire un ristorante significa portare il proprio universo estetico in una dimensione quotidiana. Aggiungo, però, che ci sono sfide da vincere tutti i giorni, il luogo bello da solo non basta, serve qualità reale nel piatto e continuità. Dietro la moda e la cucina ci sono professionalità da considerare, investimenti e rinnovamento ».
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Il caso Ceresio 7
Tra i primi a credere nel connubio tra moda e ristorazione, i fratelli Dean e Dan Caten, fondatori di DSquared2, che hanno inaugurato nel 2013 il Ceresio 7, rooftop milanese dove il design incontra la cucina d’ autore. Alla guida c’ è Elio Sironi, chef di esperienza internazionale, con un’ offerta raffinata ma accessibile. E sul binomio moda e ristorazione interviene Sironi:
La nuova hospitality
Quello che accomuna tutti questi format, dai temporanei ai consolidati, è la cura estetica e la narrativa dell’ esperienza. Nulla è lasciato al caso, materiali, colori, porcellane, menu e divise. Tutto contribuisce a costruire una storia coerente con la brand identity, in cui il cliente si sente parte di un mondo riconoscibile, esclusivo, condivisibile. La cucina si fa tramite culturale, la sala un’ estensione del retail, il servizio una performance.
Una visione italiana del lusso
L’ Italia, con la sua doppia anima creativa e gastronomica, si conferma terreno fertile per questa contaminazione. Dalla tradizione alla sperimentazione, i progetti che uniscono moda e ristorazione raccontano un nuovo modo di fare branding e una visione del lusso più fluida e narrativa.