A sinistra, Matteo Sardagna Einaudi, a destra, Zvonimir Jurkovic.
FOCUS
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Non inseguiamo uno stile imposto: cerchiamo una signorilità che emerga con naturalezza, vendemmia dopo vendemmia.
MATTEO SARDAGNA EINAUDI
prattutto per i più giovani. Il relais aziendale, ricavato da un’ antica dimora di famiglia, rappresenta oggi una delle chiavi di lettura più interessanti della visione di Matteo. Un luogo di soggiorno improntato allo chic rurale, dove l’ esperienza del vino si intreccia con la quotidianità della campagna e con il racconto di una storia familiare. Qui l’ ospitalità diventa parte integrante del progetto imprenditoriale, contribuendo a costruire una relazione diretta con un pubblico sempre più internazionale e consapevole. Infine, tra i progetti più ambiziosi figura il recupero di una cascina nel cru Cannubi, uno dei luoghi simbolo della denominazione Barolo. Un investimento complesso, che richiede tempo e risorse ma che si inserisce in una strategia di consolidamento della presenza nei siti più prestigiosi della Langa. È una scelta che racconta bene la natura di questa start-up anomala, che poggia su più di un secolo di esperienza: un progetto che cresce per stratificazione, unendo intuizione e pragmatismo. Perché in fondo il vino resta un esercizio di attesa, e con il Barolo ancora di più. Piantare una vigna significa accettare tempi lunghi, misurare il successo su orizzonti che sfuggono alla logica contemporanea dell’ immediatezza. Poderi Luigi Einaudi continua a muoversi secondo questa grammatica, costruendo nel tempo un’ identità riconoscibile fatta di equilibrio tra ambizione e misura. È un pranzo milanese, lontano dalle colline ma non dal loro immaginario, a restituire la dimensione più concreta di questo percorso. Nell’ ambiente rilassato della Trattoria Masuelli, i vini diventano gesto conviviale. Il Dogliani Superiore Madonna delle Grazie racconta la radice quotidiana e identitaria e gioca con i mondeghili in una partita Lombardia-Piemonte azzeccatissima. La freschezza del“ ragazzaccio” Verduno Pelaverga ancora senza etichetta, spillato dalla botte poche ore prima, è sorprendente con un classico della sua regione come i peperoni ripieni ed esalta il baccalà mantecato. Mentre il Barolo Cannubi, che svela l’ ambizione sottile di un cru destinato a segnare il futuro, prosegue la partita delle regioni accompagnando un risotto giallo con l’ ossobuco, ma anche i ravioli del plin con fondo bruno e la classica cotoletta orecchia d’ elefante. Restituendo l’ idea di un progetto in movimento, capace di tenere insieme memoria e desiderio di futuro con sorprendente leggerezza.