GRANDE CUCINA 02-2026 | Seite 35

elle Langhe il tempo non

N passa: si deposita. È una materia lenta, fatta di memorie familiari, di paesaggi che pretendono rispetto, dove anche gli anni delle persone si misurano in vendemmie. Qui il vino non è mai stato soltanto un prodotto agricolo, ma un gesto culturale che tiene insieme economia, identità e responsabilità. Poderi Luigi Einaudi nasce dentro a questa trama profonda e oggi continua a muoversi lungo una linea sottile, dove il peso della storia convive con la necessità di rinnovarsi. Un compito non semplice per un’ azienda che porta il nome di un Presidente che ha fatto la storia, e del quale si racconta che non mancò mai una vendemmia, anche negli anni che trascorse a Roma come governatore della Banca d’ Italia, Ministro e Cap dello Stato. Quando Matteo Sardagna Einaudi, quarta generazione, decide di dare una nuova direzione all’ azienda di famiglia, lo fa con una lucidità che non ha nulla di improvvisato. « Il 2019 è stato un momento di consapevolezza profonda: volevo imprimere una svolta, non per allontanarmi dalla nostra storia, ma per renderla ancora più viva e contemporanea. Poderi Luigi Einaudi ha radici solide, ma credo che una grande tradizione debba avere il coraggio di mettersi in discussione. Ho voluto accendere una nuova energia, capace di trasformare questa realtà coniando il termine“ old start-up”, dove l’ esperienza diventa leva per innovare ogni giorno, senza mai perdere identità ». La formula restituisce bene il senso di una visione imprenditoriale che guarda al futuro senza smarrire quella che gli anglosassoni definirebbero legacy: un’ eredità di cuore, anima e valori. Fondata nel 1897, l’ azienda si estende oggi su circa 150 ettari complessivi, di cui 75 vitati, distribuiti tra alcune delle aree più significative delle Langhe. Una dimensione solida, capace di sostenere una produzione annua che sfiora le 350mila bottiglie e una presenza strutturata sui principali mercati internazionali, dall’ Europa al Nord America fino all’ Asia. Ma più dei numeri conta la direzione: negli ultimi anni la crescita si è concentrata soprattutto sul Nebbiolo, diventato il vero asse strategico del progetto. L’ ampliamento delle superfici dedicate a questo vitigno racconta una scelta precisa, quella di rafforzare la presenza nei cru più vocati al Barolo e di costruire una geografia produttiva coerente con l’ ambizione di giocare il campionato dell’ eccellenza. Il cambiamento, però, passa prima di tutto dalle persone. Tra le decisioni più emblematiche del nuovo corso c’ è l’ arrivo del wine maker croato Zvonimir Jurkovic. In una terra in cui l’ appartenenza è spesso una categoria culturale prima ancora che produttiva, affidarsi a uno sguardo esterno ha significato compiere

MATTEO SARDAGNA EINAUDI

Una grande tradizione ha il dovere di mettersi in discussione per restare viva.
un gesto di fiducia e insieme di coraggio. « Il rapporto con Zvonimir si fonda su un confronto continuo, schietto e sempre costruttivo. Non è solo una collaborazione tecnica, ma un dialogo vero, quotidiano, in cui le idee vengono messe alla prova, affinate, talvolta anche ribaltate. È proprio in questo scambio che nasce il valore: la possibilità di crescere insieme, di non accontentarsi mai e di cercare, vendemmia dopo vendemmia, una lettura sempre più precisa e consapevole del nostro territorio ». Conferma“ Zvone”, come lo chiamano in azienda: « Nel vino non puoi limitarti alla tecnica: serve umanità, serve partecipazione. Quella tensione che vivi in vendemmia, in qualche modo la ritrovi poi nel bicchiere.» E sottolinea come lo sguardo di chi arriva da lontano apprezzi ancora di più il paesaggio che vede ogni giorno: « A volte dico ai langaroli: io sono lo straniero che vi ricorda quanto siete fortunati a vivere qui.» In questo confronto filosofico e culturale prende forma un’ idea produttiva orientata verso l’ essenzialità: « La nostra idea di vino si costruisce nel tempo, attraverso un lavoro di sottrazione e precisione, in cui ogni dettaglio contribuisce a definire un’ identità sempre più nitida. Non inseguiamo uno stile imposto, ma una signorilità che emerge con naturalezza, vendemmia dopo vendemmia, fatta di equilibrio, profondità e misura. Cerchiamo vini capaci di esprimere eleganza senza forzature, con una trama fine, una tessitura pulita e una complessità che non sovrasta mai la bevibilità ». È una visione che si riflette nella volontà di raccontare il territorio attraverso identità sempre più riconoscibili. Il debutto del cru Monvigliero, un regalo che l’ azienda si è fatta per i 125 di storia, con un’ etichetta d’ arte firmata da Stefano Arienti, ha segnato uno dei passaggi simbolici di questo percorso. In una denominazione dove ogni collina è un racconto, la scelta di investire su nuovi cru diventa una dichiarazione di intenti: consolidare la presenza nei luoghi più vocati e interpretarne il potenziale con sensibilità contemporanea. L’ ingresso in nuovi vigneti, la ridefinizione delle priorità produttive e la crescita della dimensione internazionale rappresentano quindi tasselli di un percorso coerente. È anche per questo che la strategia aziendale si muove su un doppio binario: da un lato il rafforzamento delle etichette iconiche legate alle grandi denominazioni, dall’ altro la valorizzazione di vini più immediati, capaci di accompagnare nuovi consumatori verso una comprensione più profonda del territorio. Come il Verduno Pelaverga, irriverente, speziato, duttile tanto da accompagnare i piatti della tradizione piemontese quanto, lievemente rinfrescato, un umido di pesce o un primo vegetariano. Accanto alla ricerca stilistica si sviluppa una progettualità infrastrutturale altrettanto significativa. Poderi Luigi Einaudi ha avviato un importante programma di ampliamento della cantina con la realizzazione di una struttura interrata pensata per ottimizzare le condizioni di vinificazione e ridurre i consumi energetici, con un occhio alla sostenibilità. Parallelamente, cresce la dimensione dell’ accoglienza, vera porta di ingresso alla conoscenza del vino, so-
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