Giornale dell'Installatore Elettrico Luglio 2026 | Page 19

UNA VOLTA CHE PROGETTISTA E INSTALLATORE LASCIANO L’ IMPIANTO, È IL MANUTENTORE A DOVER GARANTIRE CHE L’ UTENTE FINALE NON LO MANOMETTA. UN RUOLO DI CONTROLLO CHE NESSUNO SPIEGA MAI AL COMMITTENTE
NORMATIVA 19
UNA VOLTA CHE PROGETTISTA E INSTALLATORE LASCIANO L’ IMPIANTO, È IL MANUTENTORE A DOVER GARANTIRE CHE L’ UTENTE FINALE NON LO MANOMETTA. UN RUOLO DI CONTROLLO CHE NESSUNO SPIEGA MAI AL COMMITTENTE
s) « rischio »: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione;
Per rischio accettabile( ovvero il livello di sicurezza richiesto dal legislatore) si intende un certo rischio che è riconosciuto e tollerato anche perché i costi o le difficoltà per implementare una contromisura efficace risultano ragionevoli se confrontati con l’ aspettativa della perdita. Il rischio elettrico negli ambienti di lavoro per il lavoratore comune( si pensi ad esempio ad un ufficio o un negozio), viene considerato in genere“ trascurabile”, ma laddove è presente un impianto elettrico tale rischio è effettivamente basso solo se tale impianto è progettato, installato, manutenuto e utilizzato bene. L’ importanza della manutenzione è chiara: una volta progettato e installato installatore e progettista lasciano l’ impianto nelle mani dell’ utilizzatore, che spesso poco o nulla sa, in materia di rischio elettrico. Inoltre, il manutentore, di fatto, è chiamato a controllare l’ operato di progettista e installatore, anche in relazione al passare del tempo. Infine, è il manutentore che deve controllare che l’ utente finale utilizzi l’ impianto correttamente, che non siano presenti, ad esempio, modifiche non autorizzate, manomissioni, ecc. A fronte di queste considerazioni risulta chiaro l’ impatto della manutenzione sul mantenimento di un livello del rischio elettrico accettabile.
Definizione delle periodicità e piano di manutenzione
Nella gestione degli asset industriali e immobiliari, l’ impianto elettrico rappresenta il vero e proprio sistema nervoso della struttura. Un’ interruzione del suo funzionamento non comporta soltanto un danno economico legato al blocco della produttività( downtime), ma può generare rischi severi per l’ incolumità dei lavoratori e l’ integrità dei beni materiali. Per trasformare la manutenzione da un mero“ intervento di riparazione a guasto avvenuto”( manutenzione reattiva) a una strategia di protezione patrimoniale, è indispensabile redigere un Piano di manutenzione elettrica dettagliato, imperniato su una rigorosa definizione delle periodicità degli interventi. La definizione delle periodicità degli interventi da inserire nel piano di manutenzione dipende dalle considerazioni esposte nei paragrafi precedenti e dallo storico degli esiti degli interventi precedenti. Ad esempio, un quadro installato in un ufficio potrà essere assoggettato ad un regime di controlli meno stringente rispetto allo stesso quadro installato in un ambiente più critico, o con condizioni di esercizio più gravose, ad esempio all’ interno di un capannone industriale. Il piano di manutenzione è il documento operativo che centralizza la governance dell’ impianto. Dal punto di vista normativo, l’ approccio strutturato si rifà alla norma UNI 10874( relativa alla gestione dei patrimoni immobiliari) e si verticalizza nel settore elettrico attraverso le guide del Comitato Elettrotecnico Italiano, in particolare la guida CEI 0-10
(“ Guida alla manutenzione degli impianti elettrici”). Un piano di manutenzione efficace non è una lista statica di mansioni, ma un ecosistema informativo diviso in tre pilastri fondamentali: 1. L’ Anagrafica tecnica( cosa): il censimento puntuale di tutti i componenti( quadri generali, trasformatori, interruttori di protezione, linee di distribuzione, impianti di terra, sistemi di continuità UPS).
2. Le Procedure operative( come): le istruzioni dettagliate per eseguire i controlli in sicurezza, definendo i Dispositivi di Protezione Individuale( DPI) necessari e le qualifiche del personale( es. profili PES / PAV secondo la norma CEI 11-27).
3. Il Programma cronologico( quando): il calendario degli interventi, basato sulla corretta periodicità delle verifiche.
Un piano di manutenzione moderno non si limita alla“ manutenzione preventiva programmata”( eseguita a scadenze temporali fisse). L’ integrazione di tecniche di manutenzione predittiva permette di ottimizzare ulteriormente le periodicità. Attraverso strumenti come la termografia a infrarossi( che rileva surriscaldamenti anomali prima che avvenga il cortocircuito) o l’ analisi delle scariche parziali nelle cabine di Media Tensione, è possibile intervenire solo quando l’ apparecchiatura mostra i primi segni di cedimento. Questo approccio dinamico evita lo smontaggio inutile di componenti ancora perfettamente funzionanti( riducendo il rischio di errori di rimontaggio) e concentra gli sforzi economici e umani solo dove c’ è una reale necessità.
GIE- IL GIORNALE DELL’ INSTALLATORE ELETTRICO