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FOCUS- IMPIANTI RESIDENZIALI 25 indicatore indiretto disponibile. I dati ISTAT del Censimento permanente 2021 mostrano che il 32,4 % delle abitazioni italiane è stato costruito prima del 1961 e il 56,3 % tra il 1961 e il 2000: complessivamente, quasi il 90 % del patrimonio residenziale ha origini anteriori all’ anno 2000. Elaborazioni su dati dell’ Agenzia delle Entrate stimano che il 53,7 % degli edifici residenziali sia stato edificato prima del 1976, cioè prima dell’ affermarsi delle normative CEI più recenti e dell’ obbligo generalizzato di dichiarazione di conformità introdotto dalla Legge 46 / 90. Non tutti gli impianti presenti in questi edifici sono rimasti invariati nel tempo. Tuttavia, il dato sull’ età edilizia fotografa la dimensione del problema potenziale: un patrimonio impiantistico concepito per carichi, tipologie di utenza e requisiti di sicurezza radicalmente diversi da quelli attuali.
Cosa manca agli impianti non a norma
La stessa indagine Censis / CNPI scompone le carenze in modo preciso. Negli impianti classificati come non a norma, l’ interruttore differenziale è presente nel 92,3 % dei casi: la protezione di base c’ è, ma non basta. L’ impianto di messa a terra scende al 75,3 %, con circa un quarto degli impianti non conformi privo di collegamento a terra adeguato. La quota crolla all’ 11,4 % per le prese con dispositivi di protezione meccanica: una carenza che diventa rischio diretto nelle abitazioni con bambini piccoli. La combinazione di queste assenze definisce un profilo di vulnerabilità specifico: il differenziale esiste, ma opera su un sistema in cui la continuità del conduttore di protezione non è garantita e la protezione meccanica delle prese è quasi del tutto assente. L’ impianto funziona- e questo alimenta la percezione di sicurezza- ma la catena di protezione contro i contatti indiretti e i guasti a terra è interrotta o parziale.
Un caso ricorrente: l’ appartamento che funziona ma non protegge
Un appartamento degli anni‘ 70, mai ristrutturato nelle parti impiantistiche, presenta spesso questo profilo: quadro con pochi interruttori magnetotermici, RCD installato in epoca successiva senza coordinamento con il resto dell’ impianto, circuiti luce e prese non separati, terra presente solo su alcune prese- quelle aggiunte in interventi successivi- e assente sui circuiti originali. L’ impianto funziona: le lampade si accendono, le prese erogano corrente, il differenziale non scatta. Ma la catena di protezione contro i contatti indiretti è interrotta a monte, il coordinamento tra le soglie di intervento dei magnetotermici e le sezioni reali dei conduttori non è mai stato verificato, e le cassette di derivazione non sono state aperte da decenni. Questo è lo scenario che l’ indagine Censis / CNPI descrive statisticamente per oltre 8 milioni di abitazioni. Non è un’ eccezione: è la condizione prevalente nel patrimonio edilizio pre-1991.
Segnali di criticità da rilevare in sopralluogo
Prima ancora delle misure strumentali, un sopralluogo visivo strutturato permette di identificare le anomalie più frequenti negli impianti residenziali datati. I seguenti elementi indicano condizioni da approfondire con verifica strumentale secondo CEI 64-8 Parte 6:
• Quadro con spazio guida DIN saturo, conduttori non etichettati, magnetotermici aggiunti senza schema aggiornato;
• Presenza di un unico interruttore differenziale per tutta l’ abi-
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