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FOCUS- IMPIANTI RESIDENZIALI
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tazione, senza suddivisione per zone o usi;
• Cavi con guaina indurita, screpolata o di sezione diversa attestati sullo stesso morsetto;
• Cassette di derivazione non accessibili, sigillate con materiale non idoneo o murate senza ispezione possibile
• Prese senza alveoli protetti, con annerimento intorno alla placca o segni di surriscaldamento localizzato;
• Uso strutturale di ciabatte e adattatori multipli su un numero ridotto di prese fisse a muro;
• Assenza di qualsiasi documentazione: schema elettrico, dichiarazione di conformità, verbale di verifica precedente Queste condizioni non sostituiscono la verifica strumentale ma la orientano e ne definiscono le priorità.
L’ illusione dell’ impianto giovane
Un ulteriore dato smentisce l’ e- quazione automatica tra impianto recente e impianto sicuro. Secondo Censis / CNPI, il 39,2 % degli impianti non a norma ha meno di vent’ anni. In altri termini, quasi quattro impianti non conformi su dieci sono stati realizzati o rifatti in epoca relativamente recente, senza soddisfare i requisiti minimi. La causa
QUANDO UN IMPIANTO RESIDENZIALE NON È A NORMA: LE NORMATIVE DI RIFERIMENTO
Un impianto è classificabile come non a norma in presenza di almeno una delle seguenti condizioni, rilevabili in fase di sopralluogo visivo o verifica strumentale:
• Assenza del conduttore di protezione( PE) su uno o più circuiti
• Continuità del conduttore di terra interrotta o non verificata strumentalmente
• Mancanza di interruttore differenziale( RCD) a protezione dei circuiti
• RCD con corrente d’ intervento non adeguata al sistema(> 30 mA per protezione addizionale contro i contatti indiretti)
• Differenziale unico per tutta l’ unità abitativa senza suddivisione per aree o usi( cfr. CEI 64-8 cap. 37)
• Prese prive di alveoli protetti in ambienti accessibili a bambini
• Protezioni magnetotermiche non coordinate con le sezioni dei conduttori a valle( CEI 64-8 sez. 433)
• Assenza di dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37 / 08
• Impianto privo di schema elettrico aggiornato o di qualsiasi documentazione tecnica
Nota: la presenza del differenziale non esclude la non conformità in caso di mancanza o inadeguatezza della messa a terra. Le due condizioni devono coesistere per garantire la protezione contro i contatti indiretti in sistemi TT. è spesso l’ intervento parziale o non qualificato: la stessa indagine stima che il 12,3 % dei lavori sugli impianti domestici sia svolto in fai-da-te e il 20,9 % da soggetti non specializzati. La quota di lavori non fatturati raggiunge il 31,8 %, con un volume sommerso annuo di circa 2,29 miliardi di euro su un giro complessivo di 4,9 miliardi. Ogni intervento non tracciato è un adeguamento che resta fuori dal controllo della regola dell’ arte e fuori dal campo di applicazione del DM 37 / 08.
Cosa verificare prima di qualsiasi intervento su impianto esistente
Indipendentemente dalla motivazione dell’ intervento- adeguamento volontario, ristrutturazione parziale, installazione di un nuovo carico- su un impianto di età incerta occorre acquisire lo stato delle seguenti condizioni prima di procedere:
• Resistenza dell’ isolamento dei conduttori: valore di riferimento ≥ 1 MΩ tra conduttore attivo e terra, con tensione di prova 500 V c. c.( CEI 64-8 sez. 612.3);
• Continuità del conduttore di protezione: verifica strumentale tra ogni massa e il nodo principale di terra( CEI 64-8 sez. 612.2);
• Resistenza dell’ impianto di terra: valore massimo dipendente dalla corrente di intervento del differenziale( per Id = 30 mA: Rt ≤ 1.667 Ω; per Id = 300 mA: Rt ≤ 167 Ω);
• Funzionamento degli interruttori differenziali: prova con strumento dedicato per verifica di corrente e tempo di intervento effettivi; il tasto test meccanico non è sufficiente;
• Coordinamento protezioni-sezione: verifica che la corrente nominale di ogni magnetotermico sia compatibile con la portata del conduttore protetto a valle( CEI 64-8 sez. 433), con riferimento alle tabelle CEI-UNEL per le condizioni di posa;
• Schema unifilare: verifica della presenza e della corrispondenza con l’ impianto reale, condizione preliminare per qualsiasi intervento documentabile.
Il punto di ingresso professionale
Per chi opera nel settore, il dato sulla percezione ha una conseguenza diretta: il committente che non avverte il problema non richiede l’ adeguamento. Il 53,8 % delle famiglie non ha effettuato alcun intervento sull’ impianto nell’ arco di un decennio( Censis / CNPI, 2011), non perché l’ impianto fosse in buono stato, ma perché la necessità di intervenire non era percepita. Il punto di ingresso professionale è la diagnosi. Un sopralluogo strutturato permette di confrontare lo stato dell’ impianto esistente con i requisiti della CEI 64-8 nelle sue parti 4, 5 e 6- protezione, selezione dei componenti, verifiche- e con le dotazioni del capitolo 37, che definisce i livelli prestazionali minimi per tipologia e destinazione dell’ unità immobiliare. Non si tratta di proporre sistematicamente il rifacimento totale, ma di restituire al committente una lettura tecnica verificabile di ciò che ha, rispetto a ciò che dovrebbe avere. È da questo confronto- documentato e misurabile- che nasce la domanda consapevole di adeguamento.