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La norma CEI 64-8 Sezione 722: la bussola tecnica
La Sezione 722 della CEI 64-8, completamente riscritta nella nona edizione del 2024, disegna il quadro tecnico-normativo che l’ installatore deve seguire. È il riferimento che non tollera improvvisazioni. Ogni punto di ricarica deve avere un circuito dedicato, il che significa che il circuito terminale alimenta esclusivamente la colonnina. Non può condividere con la lavatrice, la presa della cucina, il frigorifero. È isolamento funzionale totale. La ragione è la sicurezza: una fuga di corrente sulla colonnina non deve interessare altre utenze. Il fattore di contemporanità, un parametro che dà i brividi agli installatori, è posto uguale a 1. Se il progetto prevede tre colonnine, il dimensionamento assume che tutte e tre ricarichino contemporaneamente, alla loro potenza nominale massima. È una regola ferrea, a meno che non sia installato un dispositivo di controllo del carico dinamico. In quel caso, il fattore può scendere, ma serve documentazione
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tecnica che lo giustifichi. La protezione differenziale è singolare per ogni punto di connessione. Un RCD, cioè un interruttore differenziale di tipo A, minimo 30 milliampere. Se la colonnina eroga in corrente continua, la norma prescrive un RCD tipo B, oppure un RCD tipo A abbinato a un dispositivo RDC-DD( rilevamento corrente continua differenziale). Non è opzionale, non è una scelta costruttiva. È obbligo normativo. Ogni circuito finale dedicato ha il suo dispositivo di protezione contro le sovracorrenti, il magnetotermico. Se la colonnina incorpora protezioni interne conformi a CEI EN IEC 61851-1, bene, il progettista può ometterle a monte. Altrimenti, vanno installate nel quadro principale. Per le installazioni in ambienti pubblici o aperti, il grado di protezione meccanica dagli urti è almeno IK08, il che significa resistenza a un urto di 5 joule. Se la colonnina non è protetta a parete( per esempio, se è su un piedistallo in un parcheggio), il grado sale a IK10. È protezione contro vandalismi e danni accidentali. |
La ricarica intelligente: dal problema della potenza alla soluzione del software
Una colonnina“ smart” non è quella che ha un’ app. È quella che parla col resto dell’ impianto. Se in casa c’ è una pompa di calore da 11 kilowatt, una colonnina da 7,4 kilowatt, e il distributore fornisce solo 10 kilowatt di potenza, il CIR( Controllore di Infrastruttura di Ricarica) decide in tempo reale chi prendere e chi ridurre. La pompa di calore accesa al massimo? La colonnina aspetta. La pompa in standby e il cliente che collega l’ auto? La colonnina accelera. È intelligenza energetica, non sacrificio. Il vantaggio ulteriore emerge se l’ impianto ha fotovoltaico. Una colonnina con“ Eco Mode” aspetta che il sole splenda, carica il veicolo con l’ energia autoprodotta, e manda il surplus in rete. È autoconsumo energetico, non prelievo dalla rete. È il modello che il Conto Termico 3.0 premia e che sempre più clienti cercano.
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Gli errori che costano cari
Chi progetta due colonnine in un condominio e dimensiona l’ impianto come se caricassero una per volta, anziché riconoscere il fattore di contemporanità 1,
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commette un errore normativo che può far decadere l’ intera pratica. Il tecnico abilitato deve dimostrare chiaramente il fattore, oppure giustificarne la riduzione con controllo del carico. Molti dimenticano il contributo di potenza aggiuntiva( TICA). Se il cliente passa da 3 kilowatt a 10 kilowatt di potenza contrattuale, il DSO fa pagare: circa 150 – 300 euro per kilowatt più scatti fissi. Questo costo entra nelle spese ammissibili per il bonus, ma rimane un costo reale che il cliente non sempre intuisce. Una colonnina non-smart, cioè che non misura, non registra e non riceve comandi, non soddisfa il requisito normativo. Non è una scelta costruttiva, è uno scarto. L’ asseverazione cade, il bonus cade. La mancanza di asseverazione tecnica firmata da un professionista abilitato è un blocco assoluto. Non è una formalità. Il tecnico assume responsabilità civile e penale per la conformità ai requisiti. Se non c’ è asseverazione, o è difettosa, il GSE nega il riconoscimento.
La documentazione da conservare e il tracciamento pubblico
Se la colonnina è registrata come pubblica sulla PUN, il gestore comunica al sistema nazionale i
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