Giornale dell'Installatore Elettrico Feb/Mar 2026 | Page 59

CONTO TERMICO 3.0 57
mine non è vago.“ Smart” significa che la colonnina misura la potenza attiva di ricarica, la registra e la trasmette a un soggetto esterno. Ma non basta. Deve anche ricevere e attuare comandi da remoto, cioè essere in grado di ridurre la potenza massima di ricarica o incrementarla di nuovo. È il fondamento della gestione dinamica del carico, senza la quale molti progetti vanno in tilt. La ricarica deve avvenire secondo il Modo 3 o il Modo 4, definiti dalla norma CEI EN 61851. Il Modo 3 è quello standard in corrente alternata, il linguaggio comune delle reti domestiche e pubbliche. Il Modo 4 è la ricarica rapida in corrente continua, con il caricatore integrato nella colonnina, quella che ricarica un veicolo in 20 – 30 minuti. Per il Conto Termico, l’ uno o l’ altro vanno bene, ma non ci sono altre opzioni. La colonnina deve essere corredata da una dichiarazione di conformità secondo il Decreto Ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37. Non è documentazione opzionale, è certificazione d’ obbligo per l’ asseverazione tecnica. Senza di essa, il file del cliente rimane sospeso e l’ incentivo non viene riconosciuto.
Se l’ infrastruttura ha destinazione pubblica, cioè se la colonnina è aperta all’ uso di persone non proprietarie dell’ immobile, deve essere registrata alla Piattaforma Unica Nazionale( PUN). È il sistema di tracciamento statale della rete di ricarica italiana. Se è solo privata, per uso personale del proprietario, la registrazione non è obbligatoria, ma rimane consigliata per il monitoraggio dei dati energetici.
Dove installare e il muro invisibile della potenza
Lo spazio fisico non è un problema, almeno sulla carta. La colonnina può stare presso l’ e- dificio stesso, nelle pertinenze( garage, parcheggi assegnati, cortili funzionali all’ immobile), oppure nei parcheggi adiacenti, purché documentati catastalmente come collegati all’ e- dificio principale. Il vero ostacolo è la potenza disponibile presso il punto di prelievo. Se un cliente ha una fornitura domestica standard da 3 kilowatt, una colonnina da 7,4 kilowatt non la installa senza ricorrere a un aumento di potenza al Distributore di Sistema. E qui iniziano i costi fissi
. Oltre i 6 kilowatt di potenza monofase, o oltre i 10 kilowatt di trifase, il DSO applica tariffe crescenti per il potenziamento. In bassa tensione il limite massimo è 100 kilowatt. Oltre quella soglia, servono cabine di trasformazione e procedimenti burocratici che lievitano i costi. Una soluzione intelligente è l’ installazione di un CIR, il Controllore di Infrastruttura di Ricarica. Costa tra gli 800 e i 1.500 euro, rientra nelle spese ammissibili per il Conto Termico, e regola la potenza prelevata dalla rete in tempo reale. Quando la pompa di calore consuma al massimo, il CIR riduce automaticamente la potenza della colonnina. Quando la pompa va in standby, la colonnina riaccelera. È orchestrazione elettrica software-driven, non magia fisica. Il cliente capisce il valore quando gli si spiega che senza il CIR dovrebbe pagare al DSO 150 – 250 euro l’ anno di costi fissi per sempre, mentre il CIR se li ripaga in 5 – 8 anni e poi è guadagno netto.
L’ economia dell’ incentivo: il 30 % della spesa, con tetti assoluti
Il GSE eroga il bonus come il 30 % della spesa ammissibile, con massimali differenziati a
seconda della potenza della colonnina. Le spese che il GSE riconosce sono: la fornitura e l’ installazione della colonnina, i costi per opera civile e canalizzazioni( i condotti dove corrono i cavi), il contributo di quota potenza richiesto al DSO per potenziamento della fornitura, e le prestazioni professionali di progettazione e asseverazione. I massimali economici sono così strutturati. Per infrastrutture standard tra 7,4 e 22 kilowatt in connessione monofase, il costo massimo ammissibile è 2.400 euro per punto di ricarica. Se la stessa potenza è in trifase, sale a 8.400 euro per punto. Per potenze tra 22 e 50 kilowatt, il criterio cambia e diventa 1.200 euro per kilowatt. Tra 50 e 100 kilowatt, il massimale è 60.000 euro per infrastruttura. Oltre 100 kilowatt, raggiunge i 110.000 euro. Un aspetto critico che molti sottovalutano: l’ incentivo della colonnina non può mai superare l’ incentivo della pompa di calore stessa. Se la pompa di calore genera un bonus di 5.000 euro, la colonnina non può prenderne più di 5.000, anche se il 30 % della sua spesa totale sarebbe superiore. È un tetto assoluto, non un pavimento garantito.
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