Il primo riguarda la durabilità delle sorgenti LED. Devono garantire che, dopo 50.000 ore di funzionamento, il 90 % dei diodi conservi un flusso luminoso con decadimento massimo del 10 %, un parametro noto come L90B10. Non è un valore generico: un LED dichiarato L90B10 di 30.000 ore non è conforme, indipendentemente da prezzo e marca. Il numero è il moltiplicatore che determina la durata effettiva dell’ impianto. Un edificio ospedaliero o scolastico con LED da 30.000 ore avrebbe bisogno di sostituzione completa dopo 5-7 anni di esercizio. Con L90B10 di 50.000 ore, l’ intervallo sale a 12-15 anni, riducendo drasticamente i costi di ciclo di vita e allineandosi agli obiettivi di economia circolare che stanno dietro ai CAM. Per i fornitori, questo significa che le vecchie datasheet che riportano solo“ efficienza” e“ flusso luminoso” non bastano più. Dovranno certificare il parametro L90B10 nei propri cataloghi, accedendo a test di durabilità tracciabili secondo norma IES LM-80 e proiettati secondo TM-21. Per i progettisti, la scelta del fornitore non potrà limitarsi al preventivo: |
dovranno richiedere un’ attestazione scritta del valore L90B10 e inserirla nel capitolato. Un apparecchio senza questo dato diventa scartabile a priori. Per gli installatori, al ricevimento della merce in cantiere, la verifica delle schede tecniche di ogni lampada LED per il valore L90B10 diventa una pratica obbligatoria, non opzionale. Il secondo requisito riguarda la gestione automatizzata della luminosità. I sistemi di illuminazione devono operare in classe B di efficienza secondo UNI EN ISO 52120-1, il che implica un controllo automatico dell’ accensione e dello spegnimento basato su rilevamento di occupazione, una regolazione dimmerazione in funzione della luminosità naturale disponibile, e sensori distribuiti che alimentano un controllore centrale o logiche decentralizzate. Non è un“ nice to have” con sensori di luminosità sparsi a caso. È un’ architettura specifica dove i dati dai sensori sono elaborati da logiche decisionali che modulano il flusso luminoso in tempo reale. Se la finestra di un ufficio riceve sole diretto alle 10 del mattino, il controllore riduce la potenza LED. Se il sole scende, la reintegra. |
Se la stanza è vuota, spegne. Nessun intervento manuale. Per i progettisti, la progettazione illuminotecnica non è più statica. Deve includere uno schema funzionale della rete di sensori, il tipo di sensore( fotometrico, PIR per occupazione, o ibrido), la loro posizione, il controllore e il protocollo di comunicazione( KNX, Modbus, MQTT, etc.). Questo schema finisce nella Relazione CAM allegata al progetto, e diventa parte integrante della validazione. Per gli installatori, l’ installazione di una lampada LED non è più un’ operazione semplice. È parte di un ecosistema dove i sensori devono |
comunicare con il controllore. Una cattiva integrazione tra dispositivi di marche diverse, una configurazione errata dei parametri, la mancanza di feedback dei sensori al controllore, generano un impianto non conforme. Il test finale dell’ impianto non è solo“ accendere la luce”, ma verificare che il sistema risponda effettivamente ai comandi del controllore e operi secondo il progetto. Per i fornitori, i costruttori di apparecchi LED e controllori devono garantire l’ interoperabilità. Un’ azienda che vende solo lampade LED non è sufficiente; serve integrazione con controllori, sensori e gateway. Le relazioni commerciali tra fornitori dunque cambiano: chi forniva solo apparecchi ora deve coordinare con produttori di automazione. |
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Spazi tecnici adeguati e manutenibilità degli impianti
Il decreto introduce un vincolo raramente considerato nella progettazione: gli impianti non possono più essere“ piazzati dove c’ è spazio”. Devono stare in locali tecnici idonei alla manutenzione igienica secondo i criteri dell’ Accordo Stato-Regioni del 5 ottobre 2006 e 7 luglio 2013. Cosa significa operativamente?
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