tralità climatica entro il 2050, deve controllare il settore che cresce più velocemente di tutti in termini di consumi. La norma non colpisce tutti, ma si focalizza sulle strutture con un impatto significativo. L’ obbligo di rendicontazione scatta per i data center con una potenza installata per la parte IT superiore a mezzo megawatt. Molti vecchi CED aziendali( che spesso consumano molto ma sono inefficienti) si trovano ora a dover installare sistemi di monitoraggio che prima non avevano, con costi di implementazione hardware( sensori, misuratori certificati) e software( piattaforme DCIM). Entro il 15 maggio di ogni anno, i proprietari dei data center devono comunicare a una banca dati europea una serie di parametri critici:- PUE( Power Usage Effectiveness): Quanto sono efficienti.- REF( Renewable Energy Factor): Quanta energia proviene da fonti rinnovabili.- Consumo d’ acqua: Parametro sempre più critico per |
i sistemi di raffreddamento a evaporazione.- Riutilizzo del calore: Quanta energia termica viene recuperata( ad esempio per il teleriscaldamento). Questo è il punto che incide maggiormente sui costi di costruzione. La direttiva stabilisce che i nuovi data center( o quelli in fase di ristrutturazione profonda) con potenza superiore a 1 MW devono valutare e, dove fattibile, implementare il recupero del calore di scarto. Progettare un sistema che cattura il calore prodotto dai server per inviarlo a una rete di teleriscaldamento cittadina o a industrie vicine richiede scambiatori di calore complessi e infrastrutture di collegamento costose. La direttiva impone audit energetici periodici effettuati da enti terzi. Non è sufficiente dichiarare di essere efficienti; bisogna dimostrarlo con misurazioni certificate. Le aziende che non raggiungono determinati standard di efficienza potrebbero trovarsi di fronte a sanzioni o alla necessità di investimenti forzati |
( Retrofitting) per aggiornare UPS e condizionatori obsoleti.
Manutenzione elettrica nei data center
La Guida CEI 0-10, documento in revisione ad oggi al Comitato Elettrotecnico Italiano, è il documento di riferimento nel nostro paese per la gestione della manutenzione degli impianti elettrici. A differenza delle norme prestazionali( come la 64- 8), questa guida spiega“ come organizzare” la manutenzione per garantire che l’ impianto mantenga nel tempo i requisiti di sicurezza e funzionalità.
La Guida CEI 0-10 pone molta enfasi sull’ aspetto gestionale, distinguendo tra:
• Manutenzione Correttiva: Intervento a seguito di un guasto.• Manutenzione Preventiva: Interventi pianificati a intervalli di tempo predefiniti per ridurre la probabilità di guasto.
• Manutenzione Predittiva: Basata sullo stato reale dell’ impianto( es. analisi termografica). Secondo la Guida 0-10, ogni attività di manutenzione deve essere tracciata per avere valore legale:
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Registro dei controlli di Manutenzione: Dove vengono annotati tutti gli interventi effettuati, le date e i nomi dei tecnici. Rapporto di Verifica: Il documento tecnico rilasciato dopo le misure strumentali che attesta l’ esito( positivo o negativo) dei test. Tutta questa documentazione gestionale, trattandosi di ambienti di lavoro, deve essere necessariamente prodotta e mantenuta a disposizione delle autorità di vigilanza così come prescritto dal DLgs 81 / 08 e dal DPR 462 / 01: Art. 86. Verifiche e controlli 1. Ferme restando le disposizioni del d. P. R. 22 ottobre 2001, n. 462, in materia di verifiche periodiche, il datore di lavoro provvede affinché gli impianti elettrici e gli impianti di protezione dai fulmini siano periodicamente sottoposti a controllo secondo le indicazioni delle norme di buona tecnica e la normativa vigente per verificarne lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza. 2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, adottato sentita la Confe- |
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