• Continuità dei conduttori: verifica che i conduttori di protezione( terra) ed equipotenziali siano integri.
• Misura della resistenza di terra: verifica che il valore sia coordinato con le protezioni per garantire la sicurezza contro i contatti indiretti.
• Misura dell’ impedenza dell’ a- nello di guasto: misura da effettuarsi in corrente che ha come obiettivo la verifica del coordinamento delle prote-
DAL 2024 I DATA CENTER CON PIÙ DI 500 KW INSTALLATI NON SONO PIÙ SEMPLICI UTENZE: DEVONO RENDICONTARE OGNI ANNO CONSUMI, EFFICIENZA E QUOTA RINNOVABILE A UNA BANCA DATI EUROPEA. CHI NON SI ADEGUA RISCHIA SANZIONI E RETROFITTING FORZATO
ESERCIZIO E MANUTENZIONE 35
I LIVELLI TIER A COLPO D’ OCCHIO
renza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabilite le modalità ed i criteri per l’ effettuazione delle verifiche e dei controlli di cui al comma 1. 3. L’ esito dei controlli di cui al comma 1 è verbalizzato e tenuto a disposizione dell’ autorità di vigilanza. La Guida CEI 0-10 non è un documento specifico per gli impianti elettrici a servizio dei data center, tuttavia si possono ricavare informazioni importanti. Il dettame normativo suddivide l’ attività manutentiva in due: l’ esame a viste e le verifiche strumentali. Il primo consiste nell’ osservare l’ impianto per rilevare difetti macroscopici senza l’ uso di strumenti di misura e si applica certamente anche al contesto dei data center: attività come verifica che quadri e cassette non abbiano fori, rotture o guarnizioni deteriorate( mantenimento del grado IP), presenza di schemi elettrici aggiornati, Individuazione di segni di surriscaldamento( cambiamenti di colore degli isolanti), cartelli di pericolo e identificazione dei circuiti, verifica che i passaggi dei cavi tra compartimenti diversi siano ancora sigillati correttamente sono esami perfettamente compatibili con l’ o- peratività dei siti. Per quanto riguarda le verifiche strumentali, a loro volta raggruppate in Prove e Misure le cose si complicano. Si tratta infatti di attività tecniche, che richiedono l’ uso di strumentazione adeguata, e che in alcuni casi prevedono necessariamente il fuori servizio( parziale o totale dell’ impianto). Alcune attività sono sostanzialmente trasparenti, nell’ e- sercizio di un data center, ma possono creare interruzioni di servizio in caso di malfunzionamenti o errori umani. Tra queste possiamo annoverare:
• Continuità dei conduttori: verifica che i conduttori di protezione( terra) ed equipotenziali siano integri.
• Misura della resistenza di terra: verifica che il valore sia coordinato con le protezioni per garantire la sicurezza contro i contatti indiretti.
• Misura dell’ impedenza dell’ a- nello di guasto: misura da effettuarsi in corrente che ha come obiettivo la verifica del coordinamento delle prote-
Tier I— Infrastruttura di base: nessuna ridondanza, un solo percorso per corrente e raffreddamento. Uptime 99,671 %, circa 28,8 ore di fermo all’ anno. La manutenzione richiede il fermo dell’ impianto. Tier II— Componenti ridondanti: ridondanza parziale N + 1 su alcuni componenti critici, ma percorsi di distribuzione ancora singoli. Uptime 99,741 %, circa 22,7 ore di fermo all’ anno. Tier III— Manutenzione contemporanea: doppio percorso per corrente e raffreddamento. Qualsiasi componente può essere sostituito senza spegnere i server. Uptime 99,982 %, circa 1,6 ore di fermo all’ anno. Lo standard prevalente nei data center professionali italiani. Tier IV— Tolleranza ai guasti: ridondanza totale 2N o 2N + 1, due infrastrutture completamente indipendenti. Un guasto catastrofico su una linea non interrompe il servizio. Uptime 99,995 %, circa 26,3 minuti di fermo all’ anno.
DAL 2024 I DATA CENTER CON PIÙ DI 500 KW INSTALLATI NON SONO PIÙ SEMPLICI UTENZE: DEVONO RENDICONTARE OGNI ANNO CONSUMI, EFFICIENZA E QUOTA RINNOVABILE A UNA BANCA DATI EUROPEA. CHI NON SI ADEGUA RISCHIA SANZIONI E RETROFITTING FORZATO
zioni magnetotermiche. Altre attività richiedono necessariamente il distacco della corrente per brevi periodi, come ad esempio la prova degli interruttori differenziali: ovvero il test del tempo e della corrente di intervento tramite l’ apposito tasto e soprattutto con strumento esterno. La prova degli interruttori differenziali in un data center è quindi una delle operazioni più delicate in assoluto. Mentre in un ufficio lo scatto del differenziale causa solo un fastidio momentaneo, in un data center può provocare lo spegnimento di intere file di rack, la corruzione di database o il danneggiamento di apparati sensibili. L’ architettura scelta in fase progettuale diventa quindi fondamentale, ecco spiegato il motivo per cui le soluzioni Tier III sono preferite. Nei casi più sfavorevoli è possibile sfruttare la doppia alimentazione( Dual Cord) quando i server hanno due alimentatori collegati a due linee diverse( Linea A e Linea B), si testa il differenziale della Linea A mentre la Linea B sostiene il carico, e viceversa, oppure, se il differenziale protegge un intero quadro, si porta il carico su una linea di bypass manutentivo prima di procedere al test.
GIE- IL GIORNALE DELL’ INSTALLATORE ELETTRICO