Giornale dell'Installatore Elettrico Aprile 2026 | Page 24

Decine di gigawatt di nuovi carichi si stanno accumulando sulle dorsali di una rete elettrica nazionale pensata per un altro mondo. Progettisti, installatori e system integrator si trovano davanti a un bivio: prepararsi o restare a guardare
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DATA CENTER E FILIERA ELETTRICA

La rete non è pronta, il mercato sì

Decine di gigawatt di nuovi carichi si stanno accumulando sulle dorsali di una rete elettrica nazionale pensata per un altro mondo. Progettisti, installatori e system integrator si trovano davanti a un bivio: prepararsi o restare a guardare

Mettere decine di gigawatt di nuovi carichi su una rete elettrica che non era stata progettata per questo è un problema reale, e Terna lo sa bene. Nel Piano di Sviluppo 2025, il gestore della rete di trasmissione nazionale mette nero su bianco quattro criticità che chiunque lavori nel settore farebbe bene a tenere a mente. La prima è la più banale: la rete è congestionata. Nelle aree dove si concentra la domanda— Milano, Torino, Roma— la capacità residua della RTN è già al limite. Servono interventi strutturali: nuove dorsali in alta tensione, potenziamento delle cabine primarie esistenti e, dove le distanze lo impongono, collegamenti in corrente continua( HVDC) in grado di gestire flussi di potenza bidirezionali su lunghe distanze. Il secondo problema è burocratico, e per questo ancora più frustrante: i tempi autorizzativi si allungano a dismisura. L’ ondata di richieste di connessione sta mettendo sotto pressione regioni, province e soprintendenze, che non riescono a smaltire il carico istruttorio. A peggiorare le cose, quando più proponenti

si contendono la stessa porzione di rete, si aprono“ tavoli tecnici” che aggiungono mesi— quando non anni— ai tempi complessivi. Terzo nodo: il rischio di sovradimensionamento. Terna è costretta a pianificare i rinforzi di rete sulla base delle richieste pervenute, ma sa già che una parte di queste non arriverà mai alla fase operativa. Risultato: infrastrutture realizzate in eccesso rispetto alle esigenze reali, con
costi più alti per il sistema, maggiore consumo di suolo e una complessità autorizzativa ulteriormente aggravata. Infine, c’ è la questione dell’ integrazione con le fonti rinnovabili e i sistemi di accumulo. Il Piano di Sviluppo 2025 è chiaro: la crescita dei data center non può essere scollegata dallo sviluppo delle FER e degli accumuli. Al 31 dicembre 2024, l’ Italia aveva installato circa 12,94 GWh di
capacità elettrochimica, equivalente a circa 5,6 GW di potenza nominale— numeri ancora insufficienti per gestire le intermittenze delle rinnovabili e assorbire i nuovi picchi di carico. Una soluzione praticabile è la diffusione di BESS co-localizzati con i data center, o integrati nelle architetture UPS: un’ opzione che consentirebbe di fornire servizi di regolazione alla rete e di tagliare i picchi di prelievo.
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