cultura
questa suggestione. Nelle fotografie non vengono ritratte persone perché, come ha sottolineato l’ autore nella presentazione alla Rassegna dell’ Editoria gardesana, si vuole lasciare liberi le lettrici e i lettori di calarsi in quel luogo, in quell’ atmosfera per assaporare sensazioni ed emozioni del tutto personali. Ma questo libro è anche un invito ad aprire gli occhi, a cogliere con attenzione e cura l’ attualità paesaggistica di Arco e dell’ Alto Garda, ad accorgersi dei segni antichi della storia. E come è accaduto per altri autori stranieri, innamorati di questo territorio, che hanno pubblicato opere che rappresentano pietre miliari per la conoscenza delle peculiarità dell’ ambiente arcense, in questa occasione editoriale è Jan Lederbogen, cittadino tedesco, che offre a residenti ed ospiti un’ opera che ci si augura incontri l’ apprezzamento dei lettori. Questo volume può essere senza dubbio uno strumento di promozione turistica laddove segnala paesaggi dal fascino immutato. Qualcuna di queste immagini sottende anche un auspicio pressante perché architetture, segno mirabile dell’ epoca felice del Kurort, ritrovino il valore di un tempo, quello che Rainer Maria Rilke aveva apprezzato e goduto nel 1897. Sarebbe grave se edifici di quell’ epoca, a causa dell’ incuria e del degrado, andassero perduti.
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